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Metro "smart", Tursi ribadisce: «Non abbiamo pagato un euro»

L'amministrazione comunale in una nota ha risposto a chi aveva sollevato dubbi circa i costi sostenuti per il cablaggio della metropolitana, dove dallo scorso 2 dicmbre si possono usare smartphone e tablet anche sui treni e sulle banchine

Botta e risposta tra Tursi e sindacati sulla svolta “hi tech” della metropolitana: l’amministrazione comunale ha deciso di rispondere ai rappresentanti genovesi di Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Faisa Ugl che nei giorni scorsi avevano sollevato dubbi circa i costi sostenuti per poter utilizzare smartphone e tablet anche sulle banchine e sui treni.

«La possibilità di telefonare e navigare in Internet, attraverso connessioni telefoniche, nelle stazioni e sui treni della metropolitana è un fatto positivo per una città che, d’altra parte, sta ampliando la rete wifi. Non si capisce per quale ragione Genova avrebbe dovuto rinunciare a questo servizio visto che non è costato neppure un euro all’amministrazione comunale e all’Amt», è stata la replica di Tursi, che ha chiarito che «l’iniziativa è stata realizzata grazie ad una offerta a totale carico della società  Metroweb e dei suoi partner. Questo aspetto era stato sottolineato e divulgato nel corso della presentazione alla stampa ed era stato esattamente riferito dagli organi di informazione»

«Stentiamo quindi a credere che le organizzazioni sindacali di categoria non ne fossero a conoscenza tanto da parlare di “qualche milione di euro non si capisce pagati da chi". La polemica sui soldi che l’amministrazione avrebbe fatto meglio a spendere per altre necessità del trasporto pubblico è quindi evidentemente strumentale - conclude Tursi - Per le connessioni in metro il Comune non ha speso nulla mentre ogni anno finanzia con risorse pagate dai cittadini – queste sì tutte pubbliche e davvero ingenti (tra le più elevate delle città Italiane) – il servizio di trasporto urbano».

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