Economia

Popolazione in calo nel 2020, la Liguria segna un -9,9 per mille

Nel 2020 le province di Savona e Genova perdono almeno l'1% della popolazione. Lo stima l'Istat

Continua a diminuire la popolazione in Italia: all'1 gennaio 2021 i residenti ammontano a 59,258 milioni, 384mila in meno su base annua. Lo stima l'Istat aggiungendo che nel 2020 la pandemia da covid-19 ha prodotto effetti non soltanto, per quanto prevalentemente, sulla mortalità ma anche sulla mobilità residenziale interna e con i Paesi esteri, arrivando a incidere persino sui comportamenti riproduttivi (nell'ultimo mese dell'anno) e nuziali. Ne scaturisce un quadro globale, già di per sé fortemente squilibrato da dinamiche demografiche deboli sul versante del ricambio della popolazione, nel quale le stesse problematiche risultano accentuate e moltiplicate.

Alla luce di dati molto consolidati che coprono tutto il 2020 ma che per il momento sono da considerarsi provvisori, le nascite risultano pari a 404mila mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746mila. Ne consegue una dinamica naturale (nascite-decessi) negativa nella misura di 342mila unità.

Gli effetti del lockdown hanno poi determinato inevitabili ripercussioni sul versante dei trasferimenti di residenza. Le iscrizioni dall'estero sono state 221mila e le cancellazioni 142mila. Ne deriva un saldo migratorio con l'estero positivo per 79mila unità, il valore più basso degli anni 2000 e in grado di compensare solo in parte l'effetto negativo del pesante bilancio della dinamica naturale.

Per quanto riguarda la mobilità interna si rileva una riduzione del volume complessivo di circa il 12%: sono 1 milione 308mila i trasferimenti registrati tra i Comuni italiani nel 2020 contro 1 milione 485mila dell’anno precedente. Infine, le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano un saldo negativo per ulteriori 121mila unità.

Il riflesso di tali andamenti comporta un’ulteriore riduzione della popolazione residente, scesa all'1 gennaio 2021 a 59 milioni 258mila. Ininterrottamente in calo da 7 anni consecutivi, e specificamente dal 2014 quando raggiunse la cifra record di 60,3 milioni di residenti, l’ammontare della popolazione registra nel 2020 una riduzione di 384mila unità sull’anno precedente (-6,4 per mille residenti).

Con l'eccezione del Trentino-Alto Adige, dove si registra una variazione annuale della popolazione pari a +0,4 per mille, tutte le regioni sono interessate da un decremento demografico. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-7 per mille) rispetto al Centro (-6,4) e al Nord (-6,1). Molise (-13,2) e Basilicata (-10,3) sono le regioni più colpite; tra quelle del Nord spiccano Piemonte (-8,8), Valle d’Aosta (-9,1) e soprattutto Liguria (-9,9).

Scendendo di un livello nell'analisi territoriale, la provincia di Isernia è quella che evidenzia la situazione maggiormente critica, per via di un tasso di variazione che in un anno le sottrae circa l'1,5% della popolazione. Sono comunque numerose, e concentrate nel Nord-ovest, le province che nel 2020 perdono almeno l'1% della popolazione. In particolare, le province di Vercelli, Asti, Alessandria e Biella in Piemonte; le province di Savona e Genova in Liguria, quelle di Pavia e Cremona in Lombardia.

Persi in media oltre 14 mesi di sopravvivenza

Per effetto del forte aumento del rischio di mortalità, specie in alcune aree e per alcune fasce d’età, che ha dato luogo a 746mila decessi (il 18% in più di quelli rilevati nel 2019), la sopravvivenza media nel corso del 2020 appare in decisa contrazione. La speranza di vita alla nascita, senza distinzione di genere, scende a 82 anni, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Per osservare un valore analogo occorre risalire al 2012. Gli uomini sono più penalizzati: la loro speranza di vita alla nascita scende a 79,7 anni, ossia 1,4 anni in meno dell’anno precedente, mentre per le donne si attesta a 84,4 anni, un anno di sopravvivenza in meno. A 65 anni la speranza di vita scende a 19,9 anni (18,2 per gli uomini, 21,6 per le donne). La variazione annuale è sostanzialmente uguale a quella riscontrata nella speranza di vita alla nascita ma ha un impatto relativo più importante, stante l’esiguità della vita media residua sul quale un individuo può contare al 65° compleanno.

Tutte le regioni, nessuna esclusa, subiscono un abbassamento dei livelli di sopravvivenza. Tra gli uomini la riduzione della speranza di vita alla nascita varia da un minimo di 0,5 anni (vale a dire 6 mesi di vita media in meno) riscontrato in Calabria, a un massimo di ben 2,6 anni in Lombardia.

Le regioni del Centro-sud registrano perdite inferiori, poiché meno colpite dagli effetti della pandemia ma comunque importanti. In Abruzzo, Puglia e Campania, la riduzione di sopravvivenza per gli uomini è di oltre un anno rispetto al 2019. Ma è soprattutto il Nord a pagare il prezzo più alto: oltre che nella già citata Lombardia, gli uomini registrano riduzioni rilevanti anche in Piemonte (-1,7 anni), Valle d’Aosta (-1,7), Liguria (-1,6), Trentino-Alto Adige (-1,6) ed Emilia-Romagna (-1,5).

Migrazioni bloccate dalla pandemia

Il saldo migratorio netto con l’estero si ferma a 1,3 per mille abitanti, esattamente la metà di quello rilevato nel 2019. La riduzione interessa tutte le aree del Paese, ma prevalentemente il Centro (da 3,6 a 1,9 per mille) e il Nord (da 3,2 a 1,6 per mille), più che il Mezzogiorno (da 1,1 a 0,6 per mille). Le regioni con la dinamica più vivace per migrazioni internazionali sono la Liguria e la Toscana (2,4 per mille) ma entrambe presentano una forte riduzione rispetto all’anno precedente (rispettivamente 4,2 e 4,6 per mille). La Valle d’Aosta è l’unica regione con un saldo negativo (-0,1 per mille) mentre in Sicilia (0,3 per mille) e Sardegna (0,1 per mille) il tasso è più che dimezzato rispetto al 2019.

L’ammontare della popolazione straniera residente tende a stabilizzarsi

Tutte le regioni sono interessate da un processo di riduzione della popolazione di cittadinanza italiana, soprattutto quelle demograficamente depresse o a più forte invecchiamento come,ad esempio il Molise (-12,4 per mille), la Liguria (-11,5 per mille) e la Basilicata (-11,1 per mille).

La pandemia ha effetti limitati sull'invecchiamento e soltanto a livello locale

Situazioni dove si possa parlare di arretramento del processo di invecchiamento sono limitate, e dove ciò accade le riduzioni non superano il decimo di punto percentuale. Nel caso della popolazione ultrasessantacinquenne questo aspetto tocca le province di Vercelli e Alessandria in Piemonte, di Imperia e Genova in Liguria, di Pavia e Cremona in Lombardia, di Piacenza e Parma in Emilia.

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