Economia

Ilva, altra fumata nera a Roma. I sindacati: «Niente licenziamenti o non c'è trattativa»

Nulla di fatto al termine del tavolo sull'occupazione. Per i sindacati resta inaccettabile la proposta di ArcelorMittal

Ancora un nulla di fatto per Ilva: al termine del tavolo di lunedì mattina, l’ennesimo convocato al Ministero dello Sviluppo Economico, il parere unanime di chi ha partecipato è che non vi siano gli estremi per stringere l’atteso accordo con ArcelorMittal, la cordata che ha ottenuto l’acquisizione dell’azienda.

L’incontro, cui hanno partecipato anche le segreterie sindacali genovesi, si è svolto alla presenza del ministro Luigi Di Maio, che è nuovamente tornato sul contenuto dell’offerta di ArcelorMittal, e cioè circa 10.000 assunzioni dirette su 14.000 e 2500 esodi incentivati. Per quanto riguarda i 1.500 lavoratori genovesi (di cui 380 in cassa integrazione a rotazione), le intenzioni di Mittal sarebbero quelle di ridurli a 600, con un esubero di 900 posti di lavoro.

Chiuso con una fumata nera l’ennesimo incontro, le segreterie sindacali hanno ribadito la necessità che tutti e 14mila i lavoratori vengano riassorbiti, e che a Genova venga fatto valere l’accordo di programma firmato nel 2005 da enti locali, sindacati e dall’allora governo Berlusco, che prevede che Ilva conservi un diritto di superficie su un’area di 1,05 milioni di metri quadrati fino al 2065 in cambio di garanzie occupazionali e reddituali. 

«Ci aspettiamo quello che abbiamo detto dal primo momento: non è pensabile che a conclusione della trattativa sull'Ilva ci sia anche un solo licenziamento», ha ribadito la segretaria generale della Fiom Francesca Re David, cui poco prima dell’incontro ha fatto eco Rocco Palombella, segretario generale della Uilr: «O ci sarà l'accordo al Ministero dello Sviluppo Economico sull'Ilva o ci sarà il fallimento: Arcelor Mittal deve sapere che non ci sono scorciatoie».

«Ho sempre detto che il piano occupazionale non è soddisfacente, e i sindacati hanno detto chiaramente che non ci sono le condizioni per far ripartire il tavolo se Arcelor Mittal non è disposta a ritrattare i numeri concordati con il ministro Calenda - è stato il commento del ministro Di Maio - Oggi c’è stato un primo tentativo di ripartenza, ma è chiaro ed evidente che quel piano occupazionale non soddisfa le nostre esigenze. Al massimo domani pomeriggio invieremo all’avvocatura dello Stato la richiesta di parere per lannullamento in autotutela della gara di ArcelorMittal che entra all’Ilva».

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