Ex Ilva, Arcelor Mittal avvia la procedura di cassa integrazione per 130 lavoratori

Coinvolti i dipendenti degli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure. La Fiom sulle barricate: «Inaccettabile all'indomani dalla firma dell'accordo con il governo»

Ancora tensione sulla vertenza Ilva-Arcelor Mittal: all’indomani dalla firma dell’accordo tra governo e commissari e ArcerorMittal, che di fatto fa decadere tutte le cause civili, l’azienda ha aperto la procedura di cassa integrazione per 130 dei circa mille lavoratori dello stabilimento di Cornigliano.

La conferma è arrivata da Bruno Manganaro, segretario generale Fiom Cgil, che ha definito «inaccettabile che Mittal abbia aperto le procedure per la cassa integrazione a Genova e Novi Ligure e che speri che l’emergenza coronavirus smorzi le proteste. È una vera e propria vergogna - tuona Manganaro - azienda e governo hanno trovato l’accordo, con l’unico interesse di uscire dalla causa e garantirsi il possibile divorzio consensuale, e le conseguenze vengono scaricate sui lavoratori. Fregandosene dei lavoratori l’azienda cerca di fare cassa dopo aver risparmiato su tutto dalle manutenzioni, al gasolio, alle illuminazioni sulle banchine, e facendo zero investimenti».

Ufficialmente Mittal ha motivato la manovra con una progressiva riduzione del mercato e della domanda di acciaio, ma per i sindacati «non c’entra niente la crisi di mercato: vogliono disimpegnarsi dalla siderurgia in Italia e quindi con gravissime ripercussioni anche su Genova e Novi Ligure. Sono mesi che mandano questi messaggi negli stabilimenti. Mittal tiene sottoutilizzata un'area di 1 milione e 50 mila metri quadri a Genova e non vuole garantire che a quelle aree siano legati i livelli occupazionali previsti dall’Accordo di Programma. Noi non ci stiamo e lotteremo come abbiamo fatto in tutti questi anni per difendere il lavoro, il reddito e la fabbrica siderurgica».

La cassa integrazione, stando al prospetto fornito dall’azienda, durerà 13 settimane a partire dal 30 marzo e sarà a zero ore. La polemica si è infiammata ancora di più quando i vertici del colosso dell’acciaio hanno annullato l’incontro previsto per lunedì 8 marzo.

«La Mittal getta la maschera e nega l’assemblea di lunedì prossimo utilizzando l’emergenza sanitaria - fanno sapere i sindacati - Questa è la prova del suo cinismo ed arroganza. Utilizza coscientemente il coronavirus per impedire ai lavoratori di difendersi dalla loro prepotenza pianificando la richiesta di cassa integrazione dopo l’accordo bidone fra governo e azienda, e nel momento in cui ci sono problemi sanitari. Vuole impedire che i lavoratori siano informati e decidano come reagire alle provocazioni aziendali. Hanno fatto male i loro calcoli: lotteremo comunque contro il tentativo che hanno messo in atto di far morire la fabbrica».

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Ex Rinascente, da ottobre arriva Axpo: inaugurazione con un omaggio a Genova

  • Genoa, cinque nuovi acquisti per Maran

  • Elezioni regionali Liguria 2020, Toti oltre il 50%. Sansa: «Avventura finita»

  • Violenza sessuale in ospedale, ausiliario approfitta di una paziente in anestesia

  • Elezioni regionali, la mappa del voto a Genova

  • Coronavirus, caso positivo al Liceti di Rapallo, classe in quarantena

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
GenovaToday è in caricamento