Crisi Ilva-Arcelor Mittal, lavoratori in Regione. A Roma il vertice con Conte

Giornata decisiva nella trattativa con i vertici della cordata che aveva promesso di acquisire l'azienda e che due giorni fa ha annunciato l'intenzione di recedere dal contratto

Giornata decisiva per il futuro dell’ex Ilva e dei 15mila lavoratori che rischiano il posto se Arcelor Mittal confermerà l’intenzione di recedere dal contratto di acquisto.

Mercoledì pomeriggio infatti i vertici della cordata incontreranno il premier Giuseppe Conte a Roma, un tentativo di riaprire la trattativa e convincere il colosso dell’acciaio ad acquisire l’azienda siderurgica come promesso nel 2018. E anche a Genova, in Regione si è discusso della vicenda, con alcuni lavoratori dello stabilimento genovese arrivati in piazza De Ferrari per un vertice con il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, l’assessore regionale al Lavoro, Gianni Berrino, allo Sviluppo Economico, Andrea Benveduti, e poi il Comune di Genova e il cappellano del lavoro della Curia di Genova, don Franco Molinari.

«Siamo pronti ad affiancare con il Golfalone della Regione e con le nostre bandiere ogni iniziativa che le associazioni di categoria vorranno convocare e siamo pronti ad appoggiare qualsiasi iniziativa che le organizzazioni sindacali vorranno indire, chiedendo immediatamente un incontro al Governo per affrontare il tema dell’acciaio e di Genova in particolare», ha detto Toti a margine dell'incontro.

«Riteniamo che le scelte fatte a Roma siano particolarmente sbagliate e nocive: e anche nel caso che fosse Arcelor Mittal a voler mettere in discussione l’accordo, in questo modo gli è stato fornito un assist e questo è ancora più grave per il macroscopico errore di tattica politica - ha aggiunto il governatore ligure - Sarà una battaglia di tutta la città, tenendo conto che la situazione di Genova e di Novi Ligure è molto diversa da quanto avviene a Taranto. In tutto i modi l’Italia è la seconda potenza manifatturiera del continente europeo e cancellare la produzione siderurgica nazionale è una scelta poco lungimirante. E’ impensabile addebitare all’Italia e in particolare a Genova un costo sociale così alto e assurdo».

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, è stato d'altronde il primo a chiedere «una grande mobilitazione cittadina», così come già accaduto nel 2011 per Fincantieri, quando l’intera città si era mossa per tutelare lo stabilimento di Sestri Ponente e i suoi lavoratori dopo la paventata ipotesi di chiuderlo insieme con quello di Riva Trigoso.

La trattativa era andata avanti per settimane, e alla fine l’ad Giuseppe Bono aveva deciso di mantenerli entrambi. Una vittoria non solo per i lavoratori, ma per l’intera città. Che oggi è ancora una volta “chiamata alle armi” per tutelare il lavoro nel comparto siderurgico genovese.

L’ad di Arcelor Mittal Italia, Lucia Morselli, ha intanto ribadito ai segretari generali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, nel corso di un incontro che si è svolto martedì pomeriggio nello stabilimento di Taranto, la volontà di recedere dal contratto per l'acquisizione della fabbrica, e sono già partire le procedure per retrocedere alla gestione commissariale i 10.700 dipendenti che la cordata anglo-indiana aveva preso in carico.

La motivazione addotta, ricordiamo, è l’eliminazione dello scudo legale che avrebbe consentito alla società di attuare il piano ambientale senza il rischio di incorrere in responsabilità penali. Proprio di un nuovo scudo si dovrebbe parlare oggi al governo nel corso del vertice coordinato dal premier Conte. Nel frattempo, a Genova, i lavoratori aspettano, preparandosi a una nuova mobilitazione che promette di paralizzare, potenzialmente, la città.

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