Economia

La manovra taglia i fondi per i Comuni: a rischio i servizi per la città

L'assessore al Bilancio, Pietro Piciocchi, si unisce alla preoccupazione dei colleghi di Milano, Torino e Bologna e chiede al Senato di rivedere il disegno di legge: a Genova arriverebbero 30 milioni in meno

Milano, Torino, Genova e Bologna unite contro i tagli ai Comuni previsti con la manovra finanziaria del governo gialloverde. 

L’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Pietro Piciocchi, si è unito al coro di voci che si sono alzate dopo la notizia dell’abolizione del fondo di 300 milioni di euro che rimborsa i Comuni del minor gettito derivante da agevolazioni per Imu e Tasi decise in passato dallo Stato, firmando una nota congiunta in cui esprime «grande preoccupazione per i nuovi pesanti tagli di risorse sulla parte corrente del Bilancio degli enti locali, presenti nel disegno di legge di stabilità approvato dalla Camera venerdì scorso».

Co-firmatari della nota, i colleghi di Milano, Torino e Bologna Roberto Tasca, Sergio Rolando e Davide Conte, che guardano con timore anche «all’assurdo meccanismo di perequazione orizzontale che sottrae ai Comuni una cospicua quota del gettito della propria Imu contro il principio dell'autonomia finanziaria e del federalismo».

In generale, i tagli ai fondi destinati ai Comuni potrebbero rivelarsi un grave problema per una città come Genova, già alle prese con le difficoltà derivanti dall’emergenza post crollo del ponte Morandi. La scure del governo potrebbe togliere dalle casse del Comune 30 milioni necessari per la manutenzione della città e del verde, per la promozione di eventi culturali e per altri settori fondamentali, fondi indispensabili per amministrare una città in condizioni normali, vitali per una che sta affrontando una crisi e che ha finanziamenti statali “contingentati” e vincolati a specifiche necessità.

«Purtroppo dobbiamo prendere atto che lo Stato continua irragionevolmente ad erodere risorse vitali per i nostri Comuni che sono chiamati a servire i cittadini in situazioni sempre più onerose e complesse. Su questo argomento dispiace non vedere alcuna attenzione alle esigenze degli enti locali. Auspichiamo vivamente che al Senato possano essere introdotte sostanziali modifiche perché la spesa dei nostri enti non è più comprimibile e queste manovre minano la stabilità dei bilanci, ostacolano una sana programmazione delle risorse su base pluriennale e mettono a repentaglio gli equilibri finanziari di molti Comuni che si trovano già in grande difficoltà».

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