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Fondazione Auxilium e l'8xmille alla Chiesa cattolica: una lunga storia di solidarietà

L'intervista a Emanuele Barisone, il nuovo direttore di Fondazione Auxilium che prende il posto di Gigi Borgiani.

Fondazione Auxilium è nata a Genova nel 1931. Nel corso della sua lunga storia, questo ente ha ampliato progressivamente i suoi servizi alle persone in difficoltà e oggi si occupa di persone senza dimora, straniere, rifugiate e richiedenti asilo, con HIV, vittime della prostituzione, famiglie in difficoltà.

In questi giorni si è avvicendata la Direzione dell'ente: Gigi Borgiani, terminato il secondo quinquennio, lascia il posto a Emanuele Barisone, in carica dal 15 maggio.

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Dal 15 maggio lei entra in carica come direttore dell'Auxilium. Quali sono le emozioni?

La prima sensazione per le emozioni che ho provato è un po’ di paura. E io sono un educatore professionale e ho sempre pensato che, nel mio lavoro, ammettere di avere paura tutto sommato non è poi così sbagliato. Anzi, permette di affrontare le sfide nuove con maggiore attenzione, con maggiore accortezza. Mi motiva molto la volontà di essere parte di questa Chiesa che si sta rinnovando, sta cambiando, si sta confrontando, e credo che mettermi al servizio di un ente che per la carità genovese ha sempre lavorato fin dal 1931 sia una sfida che comunque mi coinvolge anche come credente, come cattolico.

La Fondazione Auxilium ha una lunga storia: come può essere raccontata?

Credo che in un qualche modo la linea fosse già tracciata fin dalla nascita dell'Auxilium nel 1931. Come abbiamo visto in occasione dei 90 anni di Auxilium, questo ente è nato per distribuire minestre. La cosa interessante secondo me di oggi è che proprio in questa Chiesa che si sta confrontando attraverso il cammino sinodale si può immaginare un lavoro sempre più a stretto contatto con la Caritas genovese e con la Diocesi stessa. Riflettendo anche con il direttore di Caritas Genova, mi immagino un po’ questo per Auxilium, che insieme a Caritas e insieme alla Diocesi, vivono e testimoniano la Parola di Dio e si rendono immagine di una Chiesa in uscita.

Con Caritas siete uno degli enti che riceve i finanziamenti dell’8xmille. Quali sono le attività, i servizi sui quali vengono investiti questi fondi all’interno della Fondazione e con la Caritas?

Il lavoro per l'8xmille di quest'anno è stato realizzato in sinergia con Caritas. Cosa interessante è stata il fatto di avere analizzato – compito di Caritas, e anche di Auxilium prima che Caritas nascesse - i bisogni che la città porta. In questo momento la cosa che più ci premeva affrontare è l'emergenza abitativa, nel senso che, attraverso i centri d'ascolto e le varie strutture che già Auxilium mette in campo, ci troviamo sempre più di fronte alla necessità di avere dei luoghi di accoglienza per quelle persone che per una serie di fattori si trovano senza abitazione e sono in attesa di un'assegnazione di una casa popolare. In questo senso stiamo intervenendo in modo da strutturare degli appartamenti, dei piccoli alloggi dove poter ospitare queste persone, che per varie ragioni si trovano senza un'abitazione. L'abitare è quindi veramente il centro di questo progetto 8xmille che Auxilium e Caritas stanno portando avanti insieme.

Tra le tante opere ed esperienze credo si possa raccontare quella dell’ospitalità al Monastero san Fruttuoso. Ci puoi raccontare qualcosa di questa accoglienza?

Il Monastero nasce nel 1983 con Don Piero Tubino, un progetto che è veramente all'avanguardia anche al giorno d'oggi; don Tubino immaginava un luogo dove poter accogliere persone fragili, ma al tempo stesso un luogo dove ci fosse l'immagine di una comunità cristiana che accoglie. Oggi il monastero è un luogo di servizio alle persone fragili con diversi servizi di accoglienza per le persone senza dimora. Nello specifico abbiamo due dormitori, uno addirittura è più che un dormitorio, piuttosto un pronto intervento sociale, dove dal 2018 le persone senza dimora con più fragilità, magari anche meno conosciute sul territorio, possono essere inserite: da quel momento, dopo una conoscenza con gli operatori professionali che lavorano nella struttura, si può immaginare di costruire un percorso di rinascita, di reinserimento sociale. Abbiamo un dormitorio di prima accoglienza, dove le persone mensilmente ruotano trovando poi ospitalità anche in altre strutture, una mensa e un centro diurno dove poter accogliere tutti i pomeriggi. È la Casetta di cui fra l'altro quest'anno ricorrono i vent'anni da quando è stata rimodernata e ristrutturata.
A proposito di ricorrenze, oltre ai cent'anni dalla nascita di Don Piero festeggiati ad aprile, si sono festeggiati i trent'anni di Casa nostra, che è lo storico servizio di Auxilium voluto sempre da Don Piero che nel 1994 fa nascere questa casa alloggio per malati di HIV, proprio dalle esigenze di quel momento storico.

Fonte: Il Cittadino

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