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Economia

L'11% dei cibi indica la regione di provenienza sull'etichetta: in Liguria il bilancio è positivo

Quasi 4 italiani su 10 (37%) vanno a caccia di prodotti locali

È aumentato l’assortimento di referenze nei supermercati e negli ipermercati italiani: secondo quanto emerso dall’analisi Coldiretti relativa ai dati dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, nel 2021 l’11% delle etichette vede esplicitata la provenienza da una specifica regione italiana, e per la Liguria è un fatto positivo.

Una tendenza, questa, confermata dal boom dei cibi a km0, con quasi 4 italiani su 10 (37%) a caccia di prodotti locali, che, secondo l’analisi Coldiretti basata sul del rapporto Coop 2022, che fotografa gli effetti sul carrello della spesa della difficilissima situazione internazionale, risultano al primo posto della classifica sulle intenzioni di spesa per i prossimi mesi. “L’indicazione volontaria in etichetta della provenienza regionale – spiega la Coldiretti – evidenzia un profondo cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani, che, pure in tempo di pandemia e tensioni internazionali, premiano negli acquisti le produzioni legate al territorio, anche per sostenere l’economia locale”.

Particolarmente positivo il bilancio per la Liguria

“Nel 2021 – spiegano Gianluca Boeri e Bruno Rivarossa, presidente di Coldiretti Liguria e delegato confederale – ha continuato a crescere l’interesse per i prodotti del food & beverage che esprimono tradizioni e peculiarità territoriali. L’Osservatorio Immagino ne ha individuate 9.852 (11%) che hanno sviluppato oltre 2,7 miliardi di euro di vendite (+3,2% rispetto al 2020), contribuendo per l’8,3% sul giro d’affari complessivo del food rilevato. In questo scenario, particolarmente positivo risulta il bilancio del paniere della Liguria, che ha messo a segno una crescita annua in valore del +7,7%. La nostra regione ha infatti raggiunto i 40 i milioni di euro di sell-out generati da 204 prodotti, con acqua minerale, vino bianco, secondi piatti surgelati e focacce tra i best seller”.

“Oltre a garantire la maggiore freschezza dei prodotti e tagliare gli sprechi – continuano Boeri e Rivarossa – la filiera corta riduce anche i tempi di trasporto e, con essi, il consumo di carburanti e le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori”.

Non a caso, al secondo posto tra le intenzioni di acquisto degli italiani per i prossimi mesi ci sono ii cibi 100% italiani, che precedono gli alimenti con packaging sostenibile e quelli che garantiscono il rispetto dell’ambiente, con un netto aumento complessivo della spesa green. Al contrario, nel carrello sembrano, invece, destinati a calare i prodotti pronti, l’etnico e quelli premium.

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