Crollo Morandi, turismo in calo del 4% e crescita in frenata: i dati

Scendono le presenze in Liguria (anche se i dati generali testimoniano un quadro stazionario come nel resto d'Italia), rallenta anche la ripresa economica. Il governatore Toti: «Fiducioso per il 2019»

Turisti ai Rolli Days

Il crollo del ponte Morandi non sta avendo conseguenze soltanto sulla vita dei residenti della zona rossa e di chi vive e abita in Valpolcevera ed è costretto ogni giorno ad affrontare l’odissea del traffico, ma anche sull’economia della città. Dopo il grido d’allarme degli spedizionieri, che hanno annunciato tramite Spediporto l’intenzione di intentare una class action contro Mit e Autostrade per il calo dei traffici e le perdite ingenti, anche dal mondo del turismo e dell’occupazione arrivano segnali preoccupanti.

Turismo, presenze in calo del 4% rispetto al 2017

Per quanto riguarda in particolare il turismo, stando ai dati presentati al tavolo sul piano straordinario per il turismo 2019, nel mese di settembre le presente in Liguria sono calate del 4,17% rispetto allo stesso mese del 2017, un calo legato certamente al crollo del ponte. 

A settembre, 15 giorni dopo il crollo del ponte, sono lievemente aumentati i turisti italiani (+ 7,5%) ma di contro sono scesi quelli stranieri (-5,5% di arrivi, pari a -7,85% di presenze rispetto al 2017). Il calo più consistente si è avuto da Germania (-15%), Paesi Bassi, Scandinavia e Svizzera e Francia: «I dati sono sicuramente significativi - ha detto il governatore ligure Giovanni Toti - nella prima parte dell’anno calano gli italiani e crescono gli stranieri, nella seconda, dopo il crollo del ponte, calano gli stranieri mentre gli italiani nelle settimane e nei mesi successivi sono rimasti stabili, se non in lievissima crescita. Sembra che abbia fatto più impressione agli stranieri il ponte autostradale che cade piuttosto che ai nostri concittadini».

La speranza è di migliorare il quadro nel 2019 con investimenti e campagne ad hoc in grado di attirare nuovi e vecchi turisti: «Speriamo che il 2019 sia un anno più fortunato rispetto al 2018, che non è stato facile neppure per il meteo - ha proseguito Toti - Abbiamo un mercato del turismo che resta stazionario, senza grandi picchi, come in tutta Italia, e abbiamo bisogno di un 2019 che ci riscatti dalle sfortune che abbiamo avuto».

Tra le iniziative già adottate con fondo strategico regionale, l’assegnazione di risorse specifiche attraverso fondi di rotazione, per un plafond totale di 7,5 milioni, così suddiviso: 6 milioni, con raddoppio bancario salgono a 12 per la riqualificazione delle strutture ricettive alberghiere; 1 milione per l'aria aperta, anche per nuove aperture; 500.000 per un bando innovativ, che favorisca aggregazioni tese a creare e valorizzare sul territorio prodotti turistici.

Quanto stanziato non è stato interamente richiesto: verranno pertanto riproposti nuovi bandi nel 2019, e a questo si aggiungono 1.500.000 euro destinati ai comuni per progetti infrastrutturali che abbiano interesse turistico.

Lavoro, frena l'occupazione in Liguria

Il crollo del ponte ha condizionato anche la crescita economica e occupazionale che la Liguria sembrava avere imboccato nel 2018: nella regione si sono perso, tra il 2010 e il 2017, circa 21mila posti di lavoro, con gli occupati passati da 624mila a 603 mila e conseguente aumento del tasso di disoccupazione, arrivato al 9,5%. E la tragedia del Morandi ha amplificato le già presenti criticità del sistema produttivo in Liguria, fermando la lenta ripresa che la regione stava iniziando inseguire.   

I dati sono stati diffusi dalla Cgil, che ha consegnato il report al XII Congresso ligure (cui oggi partecipa anche Susanna Camusso) e che ha rilevato come, sempre tra il 2010 e il 2017, sia sceso il numero delle imprese industriali e artigiane, passate da 142.830 a 136.670, mentre è aumentato il numero dei fallimenti da 200 a 226 nel 2017. Nello stesso periodo, inoltre, la Liguria ha perso 59.807 residenti passando da 1.616.788 a 1.556.981, una tendenza che nemmeno i 138.324 stranieri censiti l'anno scorso hanno cambiato. 

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«Abbiamo perso 6.500 posti nel 2017 e oltre 3mila nel 2016 - spiega il segretario generale Cgil Liguria, Federico Vesigna - e mancano 30 mila posti per tornare a livelli pre-crisi. La tendenza sembrava essersi parzialmente interrotta quest'anno perché la Liguria aveva agganciato la ripresa con una crescita fragile dell'occupazione». 

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