Economia

Senza stipendio da 2 mesi e senza cassa integrazione, l'incubo delle lavoratrici delle mense scolastiche

L'appello dei sindacati al premier Conte e alle istituzioni: le aziende non hanno ancora anticipato gli ammortizzatori sociali

Senza lavoro, e senza stipendio, dal 24 febbraio, con le aziende che non hanno anticipato gli ammortizzatori sociali ed enormi difficoltà a provvedere anche a bisogno basilari come fare la spesa: è la situazione in cui si trovano le lavoratrici delle mense scolastiche, 750 circa solo a Genova, che lanciano un appello alla Regione e al premier Giuseppe Conte.

L’ultimo stipendio recepito resta quello di febbraio: marzo e aprile, complice la chiusura delle scuole per l’epidemia di coronavirus, restano mesi non retribuiti. E per le lavoratrici del comparto scuola - non solo mense scolastiche, ma anche pulizie - di riprendere a lavorare non se ne parla sino all’inizio del nuovo anno scolastico, che a oggi non è confermato neppure a settembre. 

Giovedì pomeriggio è stata convocata dall'assessore al Lavoro del Comune di Genova, Pietro Piciocchi, una riunione con Filcams Cgil unitamente a Fisascat e Uiltucs territoriali. Piciocchi ha riferito di aver condiviso con l’Associazione nazionale comuni italiani la drammatica situazione in cui versa il settore e che sarebbe disponibile a mettere a disposizione delle aziende in appalto risorse per riconvertire l'attività creando un'alternativa di lavoro finché il servizio di ristorazione scolastica rimarrà sospeso, ed è stata programmata una commissione consiliare sul tema. Nel frattempo però i lavoratori restano ancora senza stipendio né fonte di reddito nel pieno della crisi economica rappresentante dall’emergenza covid-19. 

Il tema è al centro di una petizione pubblicata su charge.org e indirizzata al premier Conte, in cui la Filcams Cgil sottolinea che «migliaia di lavoratrici e lavoratori non hanno ancora percepito un euro dallo Stato e per questo si chiede una azione urgente da parte dell'Inps a tutti i livelli affinché si acceleri il più possibile l'elaborazione delle pratiche; questo appello è rivolto quindi a chiunque possa farsi parte attiva a sostegno di questi lavoratori».

«Riteniamo siano necessarie ulteriori risorse aggiuntive in quanto il comparto è per lo più composto da donne, spesso monoreddito, che subiscono da anni part time involontari con stipendi già bassi; molte di loro non raggiungono nemmeno i 500 euro lordi al mese - continuano i sindacati in una petizione che ha superato le 2.250 firme - Questo a pieno ritmo lavorativo, figuriamoci con la riduzione che dell'ammortizzatore che per loro è il Fis. Anche una volta erogato, non sarebbe sufficiente a garantire loro nemmeno la sopravvivenza. Riteniamo quindi di fondamentale importanza aggiungere risorse, comunali, regionali o statali che siano, a sostegno di un reddito già estremamente risicato, che si ridurrà ulteriormente nei prossimi mesi»

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