Coronavirus, Confesercenti: «In Liguria bar e ristoranti hanno perso 13 milioni in 10 giorni»

L'allarme delle associazioni di categoria: misure restrittive e panico da contagio hanno ridotto anche la vita sociale, incidendo sui luoghi di convivialità

Da un lato gli inviti alla prudenza, all’autotutela e al senso di responsabilità, dall’altro quelli a non lasciare che l’emergenza coronavirus annulli completamente le reazioni sociali con conseguenze devastanti sull’economia. Difficile, di questi tempi, capire come comportarsi e ragionare lucidamente mettendo da parte ansie e timori, ma una cosa è certa: l’arrivo del covid-19 in Italia (o la diagnosi dei primi casi, se vogliamo dare retta agli esperti che sostengono che ci fosse già da prima del 21 febbraio) ha avuto ripercussioni sulla vita di tutti, e chi sta pagando maggiormente, in maniera indiretta, sono sicuramente il settore turistico e quello commerciale.

Viaggi per e dall’Italia annullati, turisti impauriti che rinunciano alle vacanze, la vocazione turistica dello Stivale appannata dal ritratto di un paese blindato e in balia del virus, bar e ristoranti svuotati. Stando ai dati diffusi da Fiepet,  l’associazione che riunisce i pubblici esercizi aderenti a Confesercenti, in dieci giorni i pubblici esercizi delle sei regioni più colpite dal virus - e dunque Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e ovviamente Liguria - hanno perso 212 milioni di euro di fatturato, con le attività più piccole in seria difficoltà.

In Liguria, il comparto ha registrato perdite per circa 13 milioni di euro. Una delle regioni per ora meno colpite, se paragonate alle perdite registrate dai bar e dai ristoranti della Lombardia, che tra provvedimenti restrittivi e paura hanno visto sfumare quasi 85 milioni di euro di fatturato, di cui poco meno di 30 milioni di euro solo a Milano. Al secondo posto tra le regioni, per impatto, c’è il Veneto, dove la perdita di fatturato dei pubblici esercizi è stimabile in circa 44 milioni, mentre bar e ristoranti dell’Emilia-Romagna lasciano sul terreno 37,8 milioni di euro circa e quelli del Piemonte quasi 25 milioni. Chiude il Friuli-Venezia Giulia a - 7,6 milioni.

«La tutela della salute pubblica, ovviamente, è la priorità di tutti. Il clima di emergenza, però, sta causando un rapido crollo dei fatturati non solo nel turismo, ma anche di bar e ristoranti, soprattutto nelle regioni colpite -ha detto Giancarlo Banchieri, Presidente nazionale di Fiepet - Sui pubblici esercizi locali, infatti, non hanno pesato solo i provvedimenti restrittivi delle zone rosse, ma anche il panico e la riduzione della socialità».

Per le associazioni di categoria, gli interventi necessari da approvare al più presto sono l’estensione della cassa in deroga e la sospensione dei pagamenti: «Ristoranti ed esercizi in Liguria hanno perso 13 milioni in una sola settimana - ha detto il direttore di Confesercenti Liguria Andrea Dameri - siamo tagliati fuori dalle misure previste per la cassa integrazione, speriamo si rimedi perché qui stiamo curando un cancro con l’omeopatia».

Dalla Liguria, intanto, arrivano le proteste per l’esclusione della regione dal decreto legge dello scorso 2 marzo in cui vengono elencate le misteri a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese coinvolti nell’emergenza coronavirus e residenti nei 13 Comuni della “zona rossa”,

«Non possiamo in alcun modo accettare una situazione di totale esclusione dalle misure di sostegno a imprese e cittadini liguri - ha detto Marco Benedetti, presidente di Confesercenti Liguria - in una situazione dove nel migliore dei casi i nostri soci stanno perdendo tra il 30 e il 40% del fatturato, per non parlare di chi nel settore turistico è alle prese con cancellazioni che arrivano a luglio, problematiche di rimborsi e contenziosi. Attendiamo a breve un provvedimento correttivo, forse già da venerdì, che includa la Liguria».

Regione Liguria: «Chiediamo interventi a breve, medio e lungo termine»

Lo scorso 2 marzo, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Andrea Benvenuti aveva partecipato al tavolo di crisi economica organizzato in Regione con operatori economici, sociali e sindacati, chiarendo che «chiederemo al governo interventi a breve, medio e lungo termine».

«Nel primo caso (0-3 mesi) l'obiettivo è offrire sostegno finanziario alle imprese per "sterilizzare" immediati effetti di cassa per obbligazioni fiscali contributive finanziarie in genere - ha spiegato Benveduti - Ipotizziamo la sospensione dei relativi versamenti per tutte le attività e categorie produttive, liberi professionisti inclusi, danneggiate dall'emergenza, così come la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere erogati dalle banche e/o da intermediari finanziari. Tali riscandenziamenti dovranno essere proiettati su congrui periodi temporali con idonee rateizzazioni. Sempre in questo arco temporale chiediamo urgentemente interventi a sostegno del lavoro, nello specifico dovranno essere attivate tutte le possibili forme di ammortizzatori sociali (cassa integrazione, fondo integrazione salariale) con estensione in deroga anche a favore di piccole imprese, identificando altresì anche provvedimenti a supporto di liberi professionisti, lavoratori autonomi e con specifica attenzione agli operatori del terzo settore».

«Nel medio termine (3-12 mesi) - continua l'assessore - abbiamo convenuto su provvedimenti a sostegno della redditività d'impresa e delle famiglie nello specifico. Superata la crisi, nel lungo termine, dopo i 12 mesi, ci aspettiamo dal governo, invece, un’azione di rilancio del prodotto Italia in tutte le sue declinazioni» 

«Come Regione - ha concluso Benveduti - abbiamo attivato i nostri uffici per costruire un fondo di garanzia, come fatto con il ponte Morandi, che dia supporto a quelle imprese che hanno esigenza di cassa. In tal senso è aperto il dialogo con l'associazione bancaria italiana e con i Confidi liguri, a cui chiederemo una collaborazione per andare in leva finanziaria e moltiplicare questo fondo».

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