Banca Carige, aumento di capitale poco trasparente per cento piccoli azionisti

A pochi giorni dall'assemblea straordinaria degli azionisti, chiamata a votare l'aumento di capitale da 900 milioni di euro, cento piccoli azionisti hanno espresso le loro perplessità in un esposto

Cento piccoli soci di Banca Carige, guidati dall'azionista Franco Corti, hanno presentato un esposto a Consob per l'assenza di trasparenza sull'aumento di capitale e sulle valutazioni che hanno portato a determinare il prezzo delle azioni della banca. In vista dell'assemblea di venerdì 20, i cento soci hanno inviato l'esposto anche al ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, e al presidente del Supervisory Board della Bce che ha commissariato la banca, Andrea Enria.

I soci lamentano che in base all'operazione orchestrata dal Fondo interbancario e Cassa centrale banca, il capitale flottante non rimarrà mai intorno al 20%. In particolare, «gli attuali azionisti - si legge nell'esposto pubblicato sul sito vocedegliazionisti.it - passerebbero dal 100% del capitale ad una percentuale compresa tra il 7% circa e il 18% circa. Da un rapido conto, i piccoli azionisti passerebbero dall'attuale 30-35% al 3-8%». Secondo Corti, con l'opzione call sottoscritta da Ccb il delisting di Banca Carige sarebbe scontato, «e chi avesse aderito alla ricapitalizzazione, perderebbe all'incirca il 47% del capitale versato».

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Dunque, «ci pare poter dire che sia assente la trasparenza circa finalità ed effetti dell'aumento proposto nonché sulle conseguenze sull'azionariato diffuso necessaria perché gli azionisti possano consapevolmente scegliere dove indirizzare il proprio voto». In più, ai sensi di legge la relazione dei commissari avrebbe dovuto contenere i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione, che di solito «è dato dal patrimonio netto dell'andamento del titolo dell'ultimo semestre per le società quotate. I commissari - denunciano i soci - hanno determinato tale prezzo esclusivamente in base ad un ipotetico valore di mercato determinato, per relationem, sulla scorta di un parere esterno non reso pubblico».

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