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Nuovo piano industriale Acciaierie d'Italia e ripercussioni su Genova, confronto al Mise

Regione Liguria ha chiesto e ottenuto un apposito tavolo per Genova per verificare l'impatto del nuovo piano industriale sulla realtà ligure con particolare riferimento ai livelli occupazionali e al possibile utilizzo delle aree per ulteriori iniziative di sviluppo

Il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, e l'assessore allo Sviluppo Economico, Andrea Benveduti, lunedì 13 dicembre 2021 hanno partecipato a Roma al tavolo sul futuro di Acciaierie d'Italia ex Ilva, in cui il presidente Franco Bernabè e l'amministratore delegato Lucia Morselli hanno illustrato il piano industriale per la decarbonizzazione e riconversione ecologica dello stabilimento di Taranto, dalle cui forniture dipende anche lo stabilimento di Genova.

Regione Liguria ha chiesto e ottenuto un apposito tavolo per Genova per verificare l'impatto del nuovo piano industriale sulla realtà ligure con particolare riferimento ai livelli occupazionali e al possibile utilizzo delle aree per ulteriori iniziative di sviluppo.

Nel suo intervento, il presidente Toti ha sottolineato la particolarità e la peculiarità della situazione di Genova, regolata da un Accordo di Programma che ha forza di legge e che determina i livelli occupazionali dello stabilimento di Cornigliano, con l'utilizzo delle aree da parte dello stesso, insieme agli altri aspetti dell'impianto produttivo.

"Convertire entro 10 anni l'intero assetto produttivo dell'ex Ilva alle tecnologie di ultimo grido - ha dichiarato l'assessore Andrea Benveduti -, sia come efficienza che attenzione ambientale, per la produzione di acciaio è certamente un obiettivo sfidante e affascinante, che una moderna nazione deve perseguire. Al contempo, non possiamo non condividere le preoccupazioni sollevate dai sindacati circa le prospettive a breve e medio termine. I progetti sono molto complessi, con innumerevoli varianti, molte delle quali indipendenti dalla possibilità di governo da parte delle istituzioni".

"Occorre perciò - conclude Benveduti - riflettere con serenità e pragmatismo, in particolare sulla realtà genovese, su come sostenere l'occupazione dell'esistente e svilupparne di aggiuntiva, magari utilizzando parte delle importantissime aree che ragionevolmente si potranno continuare a ritenere inutilizzate".

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