menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

5x1000: come e a chi destinarlo

Destinare il 5x1000 è semplice e non costa nulla. Ecco come fare.

Del 5x1000, conosciuto anche come "5 per mille" o "5xmille", si sente parlare moltissimo. Non tutti però sanno di cosa si tratta in modo chiaro. Soprattutto, talvolta ci si chiede se questo ha un costo, oppure si pensa che destinarlo sia qualcosa di estremamente complesso.

In realtà, destinare il 5x1000 non costa nulla. Non significa infatti pagare più tasse, ma avere la possibilità di scegliere a chi destinare contributi fiscali (il 5x1000 della quota Irpef) comunque dovuti allo Stato. Si tratta insomma di una quota di imposta cui lo Stato rinuncia, per destinarla al sostegno delle attività socialmente rilevanti di Università, Istituti di ricerca scientifica e organizzazioni non profit.

Destinare il 5x1000 è inoltre un'iniziativa che non si pone in alternativa alla scelta di destinazione dell'8x1000, ed è semplicissimo.

 

L'Università Campus Bio-Medico di Roma, ad esempio, in un simpatico video tutorial spiega in modo chiaro e rapido come, grazie ad una semplice firma, sia semplice supportare la ricerca contro le patologie dell'invecchiamento:


•    compilare il modulo 730, il CUD oppure il Modello Unico
•    firmare nel riquadro “Finanziamento agli Enti di Ricerca scientifica e dell'Università
•    indicare il codice fiscale dell'Università Campus Bio-Medico di Roma: 97087620585


Supportare la ricerca contro queste patologie è sicuramente importante. Durante la vecchiaia, la propria autonomia può essere infatti compromessa da numerose patologie tipiche del'invecchiamento, come l’ictus cerebrale con paralisi o disturbi del linguaggio, le patologie della colonna cervicale e lombosacrale e neuromuscolari, le patologie neurodegenerative come le malattie Parkinson e di Alzheimer.

A questo fronte i ricercatori dell'UCBM dedicano le proprie migliori energie, investendo molte risorse in progetti di ricerca (eccone alcuni) che puntano al recupero dell’autonomia nei pazienti colpiti da queste patologie. 

Grazie alla collaborazione tra le diverse unità di ricerca di Medicina e di Ingegneria dell'UCBM, l'Ateneo sta elaborando risposte innovative e multidisciplinari: dalla sperimentazione clinica di dispositivi in grado di stimolare in maniera non invasiva il cervello, “riattivandolo” dopo una lesione, ai dispositivi robotici d’ausilio ai processi neuroriabilitativi.

Progetti che possono risultare fondamentali per la vita di tanti. Una sfida cui ciascuno può contribuire attraverso una semplice firma.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
social

A Genova c'è lo scalone a cui si ispirò Hitchcock per "Vertigo"

Coronavirus

Ristorante aperto: «Siamo una mensa», ma scattano le multe

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

GenovaToday è in caricamento