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Violenza sulle donne, aumentano maltrattamenti e omicidi: come ha inciso la pandemia

I dati della prima parte dell’anno sono preoccupanti: tre i femminicidi commessi in 9 mesi a Genova, oltre 150 i casi di maltrattamento

Tre donne uccise tra gennaio e settembre 2020, una in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Oltre 300 (320) cosiddetti “reati spia”, quei reati dietro cui possono nascondere altri reati peggiori: nel caso di maltrattamenti, stalking e violenze sessuali, nell’ipotesi peggiore il femminicidio.

Violenza donne, i dati a Genova e provincia

È lo spaccato della situazione genovese, diffuso nella Giornata contro la violenza sulle donne: crescono gli omicidi e i tentati omicidi (7 tra gennaio e novembre) e crescono i maltrattamenti in famiglia: «Come polizia possiamo procedere con ammonimenti per stalking e violenza domestica - spiega Francesco Panetta, primo dirigente della divisione Anticrimine della Questura di Genova - Quest’ultimo in particolare non necessita di un’istanza da parte della vittima, ma parte su iniziativa del questore, sulla base di valutazioni della situazione. Nel 2020 sono partiti 49 ammonimenti, di cui 38 per violenza domestica e 11 per stalking, nel 2019 gli ammonimenti erano 32 ammonimenti, 20 su istanza di parte e 12 per violenza domestica. Un segnale dell’aumento di situazioni potenzialmente esplosive in cui siamo intervenuti muovendo almeno il primo passo».

Nel periodo di lockdown, ad aumentare sono state anche le minacce e le violenze sessuali. Un dato che non stupisce, tenendo conto del fatto che la convivenza forzata in casa funziona spesso “catalizzatore”, da un lato esacerbando tensioni, dall’altro consentendo all’uomo di esercitare tutto il suo potere e il suo controllo sulla donna: «Il lockdown di fatto ha impedito alla gente sia di andare nei centri antiviolenza sia di avere contatti telefonici - riflette Panetta - c’erano condizioni obiettive che hanno inciso, ci sono situazioni che hanno avuto momenti di compressione all’interno delle abitazioni a causa della convivenza forzata. Va ricordato che spesso il movente della violenza è una forma di esercizio di possesso e controllo sull’altra persona».

Violenza sulle donne, escalation di efferatezza

Anche chi lavora a stretto contatto con la polizia per dare supporto alle donne che subiscono violenza concorda sul fatto che gli episodi sono aumentati, e che la violenza in sé sembra avere subìto un’escalation: «La seconda fase è stata come la prima: subito poche richieste di aiuto per timore che fossimo chiusi - spiega Chiara Panero - Però abbiamo notato che il livello della violenza si è alzato: da noi arrivano donne che hanno già la denuncia in mano perché magari sono finite in ospedale, e il procedimento è partito d’ufficio».

Panero è un’operatrice del centro Per non subire violenza, ed è anche la coordinatrice della casa rifugio in cui le donne che le chiedono aiuto vengono trasferite per tenerle lontane da compagni da cui fuggono. Qui, in una casa a indirizzo sconosciuto, con i figli (se ci sono) al sicuro con loro, le donne possono provare quantomeno a immaginare un futuro diverso, supportare dalle operatrici e dall’avvocatessa che segue i loro casi. Qui possono iniziare a pensare a una nuova casa, a un nuovo lavoro, a una nuova vita, lontano da pugni, calci, insulti, stupri. Che in questa seconda ondata di coronavirus sembrano essere ancora più frequenti e intensi.

«All’inizio del primo lockdown per coronavirus, le prime settimane il telefono non suonava mai - prosegue l’operatrice - Poi siamo partite con la campagna “noi ci siamo, non sei sola” per far capire che eravamo operative, ed è per questo che abbiamo lanciato una nuova campagna in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, condiviso con l’hashtag #spezzalecatene: sentiamo che di nuovo, con questo semilockdown, le donne potrebbero pensare che non ci siamo o che abbiamo limitazioni, invece abbiamo avuto conferma con mano che ci siamo riuscite. Siamo riuscite a restare operative, pur con tutte le difficoltà, e siamo qui per aiutare»

Cosa possono fare le donne che subiscono violenza

«La situazione è esplosa, la violenza è molto più efferata - riflette ancora Panero - e vogliamo trasmettere un messaggio preciso: ci siamo, ci stiamo adoperando per aumentare i nostri posti nelle case rifugio per poterle ospitare, e pur con tutti gli impedimenti della situazione il centro è regolarmente operativo. A tutte le donne vogliamo dire: non vergognatevi, non è colpa vostra, e non siete sole».

«L’invito che facciamo è di sensibilizzare le parti deboli - conclude Panetta - abbiamo una sezione specializzata che si occupa di vittime vulnerabili annui si può fare riferimento, non significa necessariamente procedere con denunce, ma anche poter dare dei consigli, garantire dei punti di contatto con le associazioni che tutelano le vittime di violenza di genere e sapere garantire anche un qualificato supporto in ogni momento, sino ad arrivare all’istanza di ammonimento o alla denuncia».

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