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Violenza domestica, storie di quotidiano orrore: 14 ammonimenti della Questura da gennaio

Nel campo della violenza in famiglia è essenziale che la pubblica sicurezza intervenga in un’ottica di prevenzione, anche a prescindere dall’esplicita richiesta di aiuto delle vittime

In totale - dall'inizio dell'anno - 14 provvedimenti di ammonimento emessi dalla Questura di Genova, di cui la metà solo nel mese di luglio: questi sono i numeri dell'attività svolta nel tentativo di contrastare tempestivamente la violenza domestica, prima ancora che la vittima arrivi a denunciare, sulla base delle segnalazioni della Divisione Anticrimine, sezione Reati Persecutori.

Da sottolineare che nello stesso periodo dell'anno scorso erano stati emessi appena 7 provvedimenti, la metà.

Prevenire la violenza, anche a prescindere dalle denunce delle vittime

L’allarmante aggravarsi del fenomeno della violenza domestica ha trovato una rapida risposta nell’adozione, da parte del Questore, della legge contro il femminicidio (la 119/2013) che si affianca al tradizionale strumento dell’ammonimento per atti persecutori.

Nel campo della violenza in famiglia (in cui purtroppo i maltrattamenti restano il più delle volte nascosti dietro le mura domestiche), è essenziale che la pubblica sicurezza intervenga in un’ottica di prevenzione, anche a prescindere dall’esplicita richiesta di aiuto delle vittime.

E infatti un aspetto significativo di questo ammonimento – che lo distingue da quello per atti persecutori – è che non è necessaria una richiesta della vittima per attivare il procedimento: il Questore, infatti, a seguito di una segnalazione pervenuta in forma non anonima, procede di iniziativa all’attivazione del procedimento amministrativo, prestando particolare attenzione ai possibili “sintomi” di un più ampio quadro di violenze domestiche.

Ciò avviene sia mettendo a fuoco gli episodi di aggressione fisica e verbale, i cosiddetti “reati sentinella”, sia attraverso l’analisi quotidiana dei resoconti delle Forze di Polizia svolta dalla Divisione Anticrimine che. In casi del genere, gli agenti si avvalgono anche di banche dati interforze di pregressi episodi specifici di violenza, e nel frattempo valutano l’evoluzione del fenomeno.

Va chiarito che, per violenza domestica si intendono «uno o più atti, gravi ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima».

Particolare attenzione è posta alla presenza, all'interno della famiglia, di minorenni (cosiddetta violenza assistita), soprattutto in considerazione della necessità di proteggere la fragilità dei bambini, che spesso sono essi stessi vittime, o anche semplici spettatori della violenza domestica.

Le storie

Da un’analisi degli ammonimenti adottati nell’ultimo anno dal Questore di Genova, si evidenzia come l’insidioso e subdolo fenomeno della violenza domestica colpisca indistintamente donne di tutte le età, nazionalità e cultura, come si rileva in questi casi, tutti avvenuti nell’ultimo periodo:

  • Un cittadino italiano di 47 anni, tossicodipendente, durante l’ennesima lite con l’anziana madre convivente di 78 anni, scaturita dal rifiuto di dare soldi al figlio, dapprima la ha afferrata per il collo e successivamente le ha aizzato contro il proprio cane che le ha ferito entrambe le braccia. In ospedale, dopo le cure del caso, è stata dimessa con giorni 15 di prognosi.
  • Un cittadino italiano 67enne, a seguito di una lite per futili motivi ha colpito la moglie 78enne con calci e pugni alla testa, e ha proseguito la brutale aggressione anche quando la vittima si è trovata riversa sul pavimento in collegamento telefonico con il numero di emergenza 112 cui si era rivolta per chiedere aiuto.
  • Un cittadino ucraino di 52 anni, ubriaco, ha colpito la moglie di 46 anni, anch’ella di nazionalità ucraina, con svariati schiaffi al volto e alla testa. La violenza, davanti agli occhi del figlio di 9 anni, è stata interrotta solo dalla fuga della vittima, che si è rifugiata con il bambino dai vicini di casa che le hanno prestato i primi soccorsi.
  • Un cittadino italiano di 31 anni, durante una lite per futili motivi, ha afferrato la compagna 30enne, di nazionalità rumena, al collo, coprendole il volto nel tentativo di soffocarla. La donna ha raccontato poi agli operatori intervenuti di essere stata vittima nel corso degli anni di innumerevoli aggressioni da parte del convivente, sempre alla presenza della figlia di tre anni, consistenti in violente spinte e pugni al volto, fatti per i quali non si era mai rivolta ad alcuna struttura sanitaria o alle forze dell’ordine.

Uscire da situazioni di violenza è molto complesso per la vittima, anche perché gran parte delle sue energie sono impiegate nel tentativo di far fronte all’emergenza quotidiana. È importantissimo, quindi, che chi ha notizia o percezione di maltrattamenti nell’ambito delle proprie conoscenze o all’interno del proprio condominio non rimanga uno spettatore passivo ma informi le Forze dell’Ordine.

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