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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca San Colombano Certenoli / Villa Oneto

Fece dare fuoco a una palazzina per intascare il risarcimento, arrestato imprenditore edile

Le indagini hanno acclarato che l'ingente ristoro assicurativo, quantificato in circa 600mila euro che la società di assicurazioni avrebbe dovuto elargire alla società proprietà dell'immobile, sarebbe stato utilizzato per finanziare la ristrutturazione dell'immobile dolo l'incendio

Un altro arresto per l'incendio dell'1 luglio 2020 a Villa Oneto, frazione di San Colombano Certenoli. I carabinieri della compagnia di Sestri Levante, nell'ambito dell'operazione denominata 'Flashover', hanno arrestato, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova, un imprenditore edile di 48 anni, di origini calabresi, considerato dagli inquirenti il mandante e l'organizzatore dell'incendio doloso.

Lo scorso 20 luglio 2021, i militari, dopo un anno di indagini serrate, avevano eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tre uomini: un manovale 48enne di origini calabresi e due fratelli residenti nel Tigullio, rispettivamente di 43 e di 29 anni, tutti ritenuti a vario titolo gravemente indiziati della pianificazione e dell'esecuzione del predetto incendio.

Le fiamme in brevissimo tempo avevano completamente divorato tre appartamenti dell'immobile, provocando il crollo totale dei solai e del tetto. Il disastro aveva destato grande preoccupazione tra la popolazione della piccola frazione, dal momento che parte dello stabile in quel momento era abitato e solamente per circostanze fortuite non si erano registrate vittime o feriti.

Le opere di spegnimento, a causa delle dimensioni dell'incendio favorite dalla presenza di strutture in legno che avevano agevolato la propagazione delle fiamme, si erano protratte fino a tarda sera e avevano visto coinvolte numerose squadre dei vigili del fuoco.

Inizialmente la causa dell'incendio era stata ricondotta a un innesco di natura accidentale, ma le indagini condotte dai militari e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Genova Gabriella Dotto, ne avevano acclarato la natura dolosa. Infatti, un minuzioso sopralluogo eseguito dai carabinieri in collaborazione con la squadra di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco di Genova, aveva permesso di rivelare la presenza di sostanze acceleranti nel punto di origine.

La successiva attività investigativa, seppur resa complessa dai numerosi stratagemmi posti in essere dagli indagati al fine di non essere rintracciati e confondere le tracce, aveva consentito di ricostruire le fasi della condotta delittuosa che aveva preso le mosse da un sopralluogo preliminare, effettuato dagli autori del reato il pomeriggio precedente a quello dell'incendio e finalizzato a studiare la posizione e le caratteristiche dell'immobile.

A seguito dell'arresto dei tre esecutori materiali del rogo, le indagini si sono concentrate sul movente e sull'eventuale mandante. S è accertato che lo stabile era assicurato con una nota compagnia di assicurazioni e che, nei mesi antecedenti l'incendio, l'edificio era stato oggetto di lavori di ristrutturazione dai contorni anomali, che sono finiti sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti.

Così è emerso il sospetto che l'incendio doloso potesse nascondere una frode assicurativa. Le indagini hanno fatto emergere la figura di un imprenditore edile di Chiavari, titolare dell'impresa che nel mese di settembre 2020 aveva stipulato con la società proprietaria dell'immobile di Villa Oneto un contratto per la ricostruzione dell'edificio distrutto dalle fiamme.

Secondo l'ipotesi degli inquirenti, l'incendio sarebbe stato commissionato proprio dall'imprenditore ai due fratelli arrestati nel mese di luglio scorso, con la fondamentale intermediazione del manovale di origini calabresi, anch'egli arrestato a luglio, allo scopo di conseguire un beneficio economico dall'ottenimento dell'appalto per i lavori di ricostruzione post-incendio. Lavori che sono stati poi effettivamente commissionati a una ditta di costruzioni collegata alla famiglia dell'imprenditore arrestato sabato.

Le indagini hanno acclarato che l'ingente ristoro assicurativo, quantificato in circa 600mila euro che la società di assicurazioni avrebbe dovuto elargire alla società proprietà dell'immobile, sarebbe stato utilizzato per finanziare la ristrutturazione dell'immobile dolo l'incendio.

Invece la riqualificazione ante incendio era stata appaltata a un'altra società, sempre in qualche modo riconducibile allo stesso imprenditore calabrese. Tuttavia pare che i risultati di quella prima ristrutturazione fossero viziati da gravi errori. Da qui presumibilmente la decisione di 'sanarli', dando alle fiamme l'immobile per poi ricostruire sulla solida base del risarcimento che sarebbe stato elargito dall'assicurazione.

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