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La crisi non risparmia nessuno: anche via Sestri perde i pezzi

La crisi economica arriva anche nella blasonata via di Sestri Ponente, dove aumenta il rischio di "colonizzazione" cinese. Il presidente del Civ attacca: «Sestri diventa quartiere dormitorio»

H&M, Benetton e Dolce e Gabbana. Giusto tre nomi (grossi) per far capire che dimensioni sta assumendo la crisi a Genova. I tre marchi in questione hanno tutti chiuso (o lo stanno per fare) il proprio esercizio nel centro cittadino, aprendo scenari e dibattiti preoccupati su quello che sarà, o meglio, su chi aprirà al loro posto.

Ma basta spostarsi di qualche chilometro, direzione ponente, per capire che la crisi non risparmia nessuno. Senza entrare nel dettaglio delle attività chiuse a Sampierdarena, Cornigliano e limitrofi (servirebbero mesi di lavoro), il nuovo campanello d'allarme suona a Sestri Ponente, non tanto per il numero di attività chiuse, quanto per il blasone della famosa via Sestri, che rischia di sbiadire dopo alcune chiusure illustri.

L'allarme è lanciato attraverso un post su Facebook proprio da chi Sestri la conosce bene, Agostino Gazzo, presidente del Civ. «Con una politica passiva, Sestri diventa quartiere dormitorio, favola di un tempo che non c'è più». «I cinesi - continua Gazzo - hanno cominciato a fare i lavori per il nuovo megastore. Qui si resta prigionieri di una parte di città immobile. Ferma a 10 anni fa. E intanto si sentono frasi vuote sul lavoro che se ne va (Piaggio, Fincantieri), di una politica che affronta solo emergenze e che non sa vedere oltre il proprio naso e in 10 anni non ha saputo programmare nulla».

Parole forti quelle di Agostino Gazzo, parole che non risparmiano neanche una delle poche novità nel panorama lavorativo genovese: «Erzelli è una bufala, l'unica cosa che ha prodotto finora è togliere lavoratori da Sestri e relegarli lassù in cima ad un niente, e dare poi a una parte di territorio, cedendo ad un ricatto, ad una Coop senza chiedere in cambio nessun onere per il territorio. Questo si chiama non saper contrattare, dunque non saper fare il proprio lavoro di amministratori. Per non far morire Sestri servono parcheggi e una politica seria sul lavoro».

Ma quali sono i negozi che chiuderanno a Sestri Ponente? I nomi sono grossi: Giglio Bagnara non chiude, resta con tutti i suoi 80 dipendenti, ma deve rinunciare al contratto di affitto del locale dove aveva "parcheggiato" Robe di Kappa. Restringe anche gli spazi lo storico fiorista di Piazza Poch, Giorgio Sommariva, per via di una tares che sta mettendo in ginocchia tutti i fioristi. Chiude Perasso (ma stavolta la crisi non c'entra, si tratta di pensione), mentre la Upim, chiusa da un pezzo, è pronta a riaprire. L'hanno comprata i cinesi.

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