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Ufficio prestiti in via XX Settembre, tre usurai in manette

La banda forniva prestiti a tasso oscillante tra il 10% e il 20% su base mensile e, pertanto, oltre il 100% e il 200% su base annua a piccoli imprenditori, artigiani e pensionati genovesi, che si erano rivolti a loro in quanto noti nell'ambiente

Nelle prime ore della mattinata odierna a Genova e ad Albisola Marina, la polizia ha arrestato tre uomini, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare con sottoposizione agli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale di Genova per i reati di usura, aggravata dallo stato di bisogno delle vittime e in pregiudizio di imprenditori, nonché di tentata estorsione aggravata in concorso.

Si tratta di Francesco Saccà, nato a Lentini (SR) nel 1952 e residente a Genova, pregiudicato; Marco Aldo Campodonico, nato a Genova nel 1948 ed ivi residente, con precedenti di polizia e Armando Napoli, nato a Gioiosa Ionica (RC) nel 1955, residente a Albissola Marina (SV), con precedenti di polizia.

A carico dei tre, non collegati alla criminalità organizzata, il personale della Sezione Reati Contro il Patrimonio della Squadra Mobile ha raccolto gravi e concordanti elementi di responsabilità in relazione a molteplici episodi di usura - con prestiti a tasso oscillante tra il 10% e il 20% su base mensile e, pertanto, oltre il 100% e il 200% su base annua - a danno di piccoli imprenditori, artigiani e pensionati genovesi, che si erano rivolti a loro in quanto noti nell'ambiente.

Gli usurai, per tentare di nascondere l'attività illecita, utilizzavano uffici situati nel centro cittadino in via XX Settembre, con tanto di insegna per la prestazione di servizi e consulenze finanziarie. A tali uffici era preposto in via continuativa Campodonico, fatto per il quale lo stesso è stato indagato anche per il reato di esercizio abusivo della mediazione creditizia. 

Nel corso delle indagini è stato verificato che il prestito a interessi veniva garantito dalle vittime con assegni, rigorosamente fatti emettere per l'esatto controvalore della somma prestata e privi di data, corredati da dichiarazioni fatte sottoscrivere alle vittime che il prestito ottenuto non era coperto da interessi che, invece, venivano corrisposti in contanti fino all'estinzione del debito.

Sono stati inoltre documentati episodi di minacce, anche gravi, nei confronti delle vittime e di loro familiari al fine di ottenere la restituzione del denaro prestato, comprensivo degli interessi usurari. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati assegni e altro copioso materiale attinente alle illecite attività, nonché un orologio dato in pegno a garanzia di uno dei prestiti.

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