Cronaca

Ucraina, scontro Anpi-Toti su invio di armi e richiami alla Resistenza

Botta e risposta tra il coordinatore di Anpi Liguria Massimo Bisca e il presidente della Regione

Polemica e ancora un botta e risposta tra l'Anpi e il presidente della Regione Giovanni Toti sul tema dell'invio di armi per la guerra in Ucraina. Il governatore aveva citato la Resistenza ribadendo la propria posizione favorevole, scatenando la reazione dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.

Massimo Bisca, coordinatore di Anpi Liguria e membro del Comitato nazionale ha replicato all'Adnkronos: "Dovrebbe leggersi la storia, non quella che si inventa quando fa riferimento alla guerra di Liberazione. Noi allora eravamo cobelligeranti". 

"Io, da laico, sono d'accordo con Papa Francesco - sottolinea Bisca - ma qualcuno che va a messa tutte le domeniche, anche in campagna elettorale, può darsi che non capisca cosa dice il Papa. Le sezioni dell'Anpi, oltre ad aver organizzato manifestazioni, stanno raccogliendo aiuti per le popolazioni dell'Ucraina, non basta parlare. Prima di fare il resistente a tutto tondo e dare lezioni all'Anpi - prosegue Bisca rispondendo a Toti - inizi a dare lezioni di resistenza e antifascismo al suo capogruppo regionale, Vaccarezza, che ha parlato pubblicamente di Almirante come di un mentore. Per noi dell'Anpi il 25 aprile è tutto l'anno".

In serata è nuovamente intervenuto anche il presidente della Regione Toti: "Con buona pace di chi ritiene di rappresentare i partigiani e i valori della Resistenza, la storia è una e una sola: di fronte alla prevaricazione, alla negazione dei diritti, alle invasioni, c’è un momento in cui il ricorso alle armi non solo è legittimo, ma doveroso".

"Cosa avrebbe sostenuto Anpi nei giorni precedenti al 25 aprile del 1945? - si domanda Toti - avrebbe forse sostenuto che gli americani facevano male a fornire armi ai nostri combattenti per la libertà? Avrebbe forse chiesto ai partigiani di non scendere dalle montagne, di non combattere? Non credo sarebbe stato quello il messaggio, come nessuno allora avrebbe mai pensato che era meglio lasciare le città nelle mani degli occupanti nazisti anziché combattere per la libertà. Combattere! È chiara la parola? Perché ci sono valori e situazioni per le quali combattere è non solo lecito ma doveroso. Lo ripetiamo ogni 25 aprile, quando deponiamo corone di alloro per celebrare chi è morto combattendo, non chi riteneva che, anziché battersi, era meglio cedere all’invasore".

"Qualcuno sostiene oggi - conclude il presidente della Regione - che non vi siano più valori per i quali è giusto combattere? E se ancora esistono, una invasione non è motivo sufficiente per battersi con le armi? Io credo solo che vi sia una ipocrisia di fondo in chi non ha il coraggio di ammettere che le democrazie occidentali, guidate dagli Stati Uniti, furono allora e sono oggi dalla parte giusta della storia. Lasciamo in pace Papa Francesco, che fa il suo dovere. La chiesa rappresenta un magistero morale. Il Vangelo predica di offrire l’altra guancia. Ma tutti sanno che, se avessimo offerto l’altra guancia nel 1945, oggi l’Europa non sarebbe un continente libero. Vogliamo smetterla con l’ipocrisia e dire che vi sono momenti e luoghi in cui usare le armi non è solo legittimo, è un dovere civile e morale? L’Ucraina è uno dei quei luoghi. Oggi è uno di quei momenti".

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