Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Ex autista difende Uber: «Offre lavoro a chi non ce l'ha»

«Credo sia giusto: dà un'opportunità di lavoro anche a chi un lavoro non ce l'ha. E in questo momento dà una speranza a tutti». Queste le parole di un ex autista di Uber. Continua la protesta dei tassisti

Bufera, nelle ultime ore, a causa di Uber a Genova. Da una parte, la categoria dei tassisti. Arrabbiati e delusi dalla sentenza del giudice di pace secondo cui il servizio di ride sharing non sarebbe da considerare "abusivo". Dall'altra, i driver di Uber. Che vedono, nella piattaforma, un futuro. Un'entrata economica mensile più o meno garantita, in un periodo economico difficile per tutti. 

Ma qual è il pensiero reale, in tutto questo, di chi è stato davvero dalla parte di Uber? «Credo che i genovesi abbiano diritto di lavorare con Uber - sono le parole dell'ex driver 34enne Christian - Credo sia giusto: dà un'opportunità di lavoro anche a chi un lavoro non ce l'ha. E in questo momento dà una speranza a tutti. Mi dispiace davvero per i tassisti e forse, al loro posto, sarei arrabbiato anch'io. Li capisco. Ma capisco anche chi sta dalla parte di Uber».

I tassisti sono scesi a protestare ieri, lunedì 17 febbraio, in piazza Corvetto e via Roma, bloccando il traffico. Una ristretta delegazione ha fatto il suo ingresso in Prefettura per parlare con il prefetto Fiamma Spena. Ad accendere la protesta, la sentenza emessa sabato scorso dal giudice di pace di Genova, che ha stabilito che fare il driver per Uber non corrisponde a esercitare abusivamente la professione. La piattaforma, dal canto suo, ha risposto offrendo corse gratuite.

Uber offre un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un'applicazione software mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. E iniziare, spiega Christian, è semplice. Anche se, almeno nel suo caso, non è andata esattamente come sperava. «Ho iniziato grazie al web - racconta- guardando pubblicità. Ho voluto provare, ma non è stato un buon risultato. La ragione è questa: mi avevano promesso minimi garantiti. Facendo un tot di ore, avrei dovuto prendere una tariffa oraria indipendentemente dalle chiamate dei clienti. Ma questo, almeno nel mio caso, non è mai stato rispettato. Guadagnavo solo a corsa, diciamo. Se non facevo la corsa, non avevo entrate». 

Una punta di delusione, insomma, ma non è stata questa la ragione che ha spinto Christian a lasciare il mondo di Uber. «Ho smesso - spiega ancora - perché avendo già un lavoro non ce la facevo, mi occupava troppo tempo. Invece trovo sia perfetto per chi è disoccupato e può ppassare 7-8 ore in macchina».

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