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Manifesti sui medici obiettori di coscienza: l'Uaar vince il ricorso contro il Comune di Genova

Il Comune aveva rifiutato le affissioni parlando di una possibile violazione delle norme in riferimento alla protezione della coscienza individuale e al rispetto e tutela dovuti alle confessioni religiose

"Testa o croce? Non affidarti al caso". Recitano così gli slogan dei manifesti sull'obiezione di coscienza dell'Uaar (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) la cui affissione è stata impedita dal Comune di Genova. Ma l'associazione ha presentato ricorso al Tar e i giudici lo hanno accolto. 

Per il Comune queste tipologie di manifesti - che miravano a sensibilizzare l'opinione pubblica circa la scelta dei propri medici - potevano rientrare in una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale e al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa. Delibera contro la quale il 28 gennaio l'Uaar ha presentato ricorso, forte anche del fatto che la campagna di comunicazione era uscita senza problemi in molte altre città, da Bologna a Ragusa, da Ravenna a Savona, da Palremo a Biella, da Cagliari ad Ancona.

«Accogliamo questa notizia con grande soddisfazione - ha scritto Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, sul blog dell'associazione - e sin da subito ci metteremo al lavoro per tappezzare Genova di manifesti. Sarà un’occasione che certo non ci faremo sfuggire per continuare a difendere i diritti di tutte e tutti. La questione dell’obiezione di coscienza del personale medico, al centro della nostra campagna, è infatti di grande importanza e attualità: basti pensare ai numeri relativi all’obiezione di coscienza all’interruzione volontaria di gravidanza che si confermano anche per l’ultima annata disponibile (il 2017) alti a livello nazionale, 68,4% dei ginecologi e 45,6% degli anestesisti, e altissimi in alcune regioni: come in Molise dove i ginecologi obiettori sono il 96.4% o in Basilicata dove sono l’88%; ma anche a Bolzano dove è obiettore l’85% dei ginecologi e il 63.3% degli anestesisti».

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