Truffavano sacerdoti, fingendosi indigenti: finiscono in carcere in quattro

Quattro gli episodi al momento contestati alla banda dalla procura di Genova per truffe a parrocchie delle province di Cuneo, Palermo, Como e Genova, ma molti altri sono quelli sui quali stanno indagando diverse procure

In quasi un anno e mezzo di attività avrebbero truffato diversi sacerdoti, riuscendo a estorcere loro una somma pari a dodicimila euro. Per questo i carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria, in collaborazione con i militari del comando provinciale di Genova, hanno arrestato e condotto in carcere quattro persone.

Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, la banda era composta da Gianluca Beck Peccoz, Gian Luca Bearzi, Roberto Vignolo e Rubens Biggi, tutti residenti o domiciliati a Genova.

I quattro, in concorso tra loro, nel periodo compreso tra giugno 2018 e novembre 2019, contattando telefonicamente sacerdoti di numerose parrocchie del territorio nazionale e rappresentando falsamente di essere persone indigenti, a causa di disgrazie personali od eventi tragici, ovvero che la malcapitata comunità religiosa fosse destinataria di lasciti testamentari per i quali occorrevano fantomatiche somme per sbloccarne l'assegnazione, sarebbero riusciti a ottenere dalle vittime, sia attraverso vaglia postali che ricariche Postepay, somme di denaro per un ammontare complessivo, ad oggi conosciuto, pari a dodicimila euro circa. Il tutto approfittando della particolare sensibilità dei religiosi, inclini ad aiutare le persone più deboli.

Quattro gli episodi al momento contestati dalla procura di Genova per truffe a parrocchie delle province di Cuneo, Palermo, Como e Genova, ma molti altri sono quelli sui quali stanno indagando diverse procure del territorio nazionale (oltre 30 i casi ad oggi conosciuti) e molti ancora quelli per i quali i malcapitati sacerdoti non hanno inteso sporgere querela.

I proventi illeciti delle truffe denunciate non sono più rintracciabili, perché immediatamente prelevati dalle carte postpay o riscossi tramite vaglia. Il provvedimento cautelare in carcere è stato ritenuto necessario perché l'unico in grado di contenere le condotte fraudolente, adottate dai quattro arrestati, relativamente al reato di truffa 'a distanza', rivelatosi particolarmente insidioso anche perchè commesso nei confronti di ministri di culto, spesso di età molto avanzata e perché gli indagati risultano gravati da altri precedenti penali.

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I quattro sono stati rintracciati presso la loro dimora a Genova e condotti in carcere a Marassi.

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