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Truffe online a decine di correntisti, maxi blitz dei carabinieri

Emesse 7 ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari) e altre 7 misure cautelari: almeno 28 le truffe messe a segno, vittime predilette gli anziani, cui venivano sottratti i dati per accedere ai conti correnti e sbloccare così bonifici e shopping online

Truffe, accesso abusivo a sistemi telematici, falsificazione di documenti: sono le accuse con cui martedì mattina è scattata la maxi operazione dei carabinieri del comando provinciale di  Genova,che ha portato all’arresto di 7 persone e all’obbligo di dimora e firma per altre 7.

Al centro dell’indagine, una serie di truffe online ai danni di decine di anziani titolari di conto corrente postale e bancario, in gran parte commesse da giovanissimi appassionati di "Fortnite" il celebre gioco che ha dato il nome all'operazione. Sono 5 i provvedimenti di custodia cautelare in carcere (tre genovesi di 21, 22 e 24 anni, un napoletano di 33 e un 51enne anche lui napoletano, già detenuto a Sanremo) e 2 gli arresti domiciliari (per due ventenni), nei confronti di 3 indagati è stato invece emesso l'obbligo di dimora (un giovane di 22 anni genovese e due trentenni) e per altri 4 ( giovani genovesi tra i 20 e i 22 anni) quello di firma.

Le ordinanze di custodia cautelare sono eseguite tra Genova, Sanremo, Napoli e Roma, e perquisizioni sono scattate anche a Taranto, Modena e Cagliari.

Le indagini sono partite a maggio del 2019, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno avviato una complessa indagine coordinata dalla Procura durata oltre un anno. A farla scattare, l’aumento esponenziale delle truffe incentrate sui conti online, in concomitanza con la crescete domanda di passare alle transazioni digitali a causa della pandemia di coronavirus. Vittime predilette, senza molte sorprese, gli anziani, persone con meno dimestichezza con strumenti come l’home-banking e meno conoscenza dei meccanismi che regolano le transazioni online.

Stando a quanto ricostruito dai militari, le 14 persone coinvolte nell'inchiesta farebbero parte di un’associazione criminale specializzata nella sottrazione delle credenziali di accesso ai siti online e alle applicazioni di home banking, truffe articolate che portavano a termine con due diverse modalità: in alcuni casi alle vittime venivano inviati sms o mail contenenti un link che reindirizzava a un sito clone delle poste italiane o di altri istituti di credito, dove venivano inserite in buona fede le credenziali di accesso poi rubate, in altri un finto operatore degli istituti bancari contattava telefonicamente il truffato e simulava problemi tecnici inesistenti sul conto online riuscendo a farsi consegnare le credenziali.

Con le informazioni raccolte la banda raggiungeva gli store degli operatori di telefonia mobile e con documenti falsi effettuavano il cosiddetto “sim swap”, chiedendo la duplicazione delle sim giustificata da falsi malfunzionamenti o furti. In questo modo il legittimo titolare del numero telefonico veniva escluso dal rapporto con l’operatore e i truffatori potevano ricevere i codici di protezione di secondo livello necessari ad autorizzare i bonifici online dai conti correnti delle vittime o ad acquistare online.

In questo modo venivano dunque aggirati tutti i sistemi di sicurezza messi a punto proprio per tutelare i clienti dalle truffe: dalle indagini sono emerse sino a ora responsabilità 28 truffe portate a termine e 10 tentate tra dicembre 2018 a febbraio del 2020, in tutta Italia e in Francia, per un
guadagno di circa 200 mila euro. Al denaro si aggiungono numerosi acquisti di lingotti d'oro, collane e strumenti tecnologici, tra cui anche i famosi videogiochi.

Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati circa 40.000 euro in contanti, parecchia documentazione riguardate acquisto e vendita di bitcoin, documenti d’identità falsi e un chilogrammo di marijuana. Gli accertamenti proseguono sia sul materiale informatico sia su quello legato ai bitcoin, in parallelo con il rintraccio di eventuali altre vittime delle truffe.

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