Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Truffe online, sgominata la gang delle prepagate

In manette due persone, per altre tre emesse ordinanza di custodia cautelare in carcere: si tratta di cittadini romeni specializzati nei raggiri sui più frequentati portali di annunci e affitti

Nell’epoca dell’e-commerce e degli annunci online, c’è chi perfeziona l’arte della truffa concentrandosi proprio sulla Rete: è il caso della gang di falsari, tutti di origine romena, sgominata nelle scorse settimane dai carabinieri della Polizia Giudiziaria e i colleghi del nucleo Investigativo, che sono riusciti a ricostruire il vasto giro di documenti falsi e carte prepagate usati per adescare le vittime.

In manette sono finiti un uomo e una donna, colti in flagranza con i documenti falsi ancora addosso, mentre altri tre uomini (uno è ancora latitante) sono stati colpiti da ordinanza di misura cautelare in carcere con le accuse di fabbricazione di documenti falsi in concorso e induzione in errore di pubblico ufficiale. 

Il modus operandi della banda era sempre lo stesso: i membri presentavano all’Agenzia delle Entrate di Genova o di Cuneo un documento d’identità straniero, solitamente spagnolo, croato o estone, perfettamente contraffatto, e chiedevano il rilascio di un codice fiscale italiano. Una volta ottenuto il documento si spostavano negli uffici postali del capoluogo ligure per intestarsi una carta prepagata.

Il “modello” scelto era la Evolution, una carta che consente di ricevere bonifici sino a 30mila euro, che i truffatori usavano per vedersi accreditare caparre per appartamenti o auto inesistenti (un cittadino francese si è ritrovato a versare migliaia di euro per una fantomatica auto d’epoca) o il saldo di gadget hi-tech e qualsiasi altra tipologia di merce. Di cui, ovviamente, gli acquirenti - adescati in tutta Europa - non vedevano mai traccia.

L’indagine era partita lo scorso marzo, dopo l’arresto in flagranza di due dei membri della banda colpiti nuovamente da ordinanza di custodia cautelare: la coppia era entrata in azione in un ufficio postale di Recco, ma i carabinieri erano riusciti a scoprirli prima che stipulassero il contratto per la carta prepagata, li avevano arrestati e sottoposti al rito direttissimo. I due erano quindi stati giudicati e rimessi in libertà, e dopo pochi giorni erano tornati alle loro attività. Gli investigatori erano però già sulle loro tracce, e nel corso delle ultime settimane hanno raccolto abbastanza elementi da spingere il gip a emettere le ordinanze: al momento del fermo, avvenuto alla Foce, in auto con due degli indagati erano presenti anche l’uomo e la donna che con loro avevano i documenti contraffatti.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Francesco Pinto, ogni membro della banda riusciva a ottenere 3 carte prepagate con un singolo documento di identità e codice fiscale, e gli annunci di offerte fasulle erano disseminati su gran parte dei principali portali online, da Subito.it a Secondamano passando per Airbnb.

Non sempre, però, il trucco riusciva: in alcuni uffici postali il personale, insospettito dai documenti stranieri, ha segnalato ai carabinieri l'operazione contribuendo ad accumulare indizi e a "tracciare" i movimenti della banda, e in un caso si è messo di mezzo persino il caso. Un impiegato di un ufficio genovese, infatti, nel vedersi davanti un presunto spagnolo che

«parlava poco l'italiano», ha suggerito che un'altra cliente in coda, una donna di origini sudamericane, lo aiutasse a portare a termine l'operazione. Il truffatore si è spaventato ed è fuggito, lasciando nelle mani dell'impiegato i documenti falsi.

Si stima che le truffe abbiano fruttato decine di migliaia di euro, e il sospetto è che dietro ai cinque soggetti fermati possa esserci un’organizzazione molto più ampia e radicata: tutti i membri della banda hanno tra i 27 e i 36 anni e provengono da Ramnicu Valcea, una cittadina romena a nord di Bucarest ribattezzata “l’hackerville d’Europa” proprio per l’alta presenza di hacker specializzate in truffe online soprattutto ai danni di cittadini statunitensi.

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