Truffe seriali con l'aiuto del clan camorrista, sgominata banda: colpi anche a Genova

La maxi inchiesta coinvolge 82 persone, per 51 sono state emesse misure di custodia cautelare. La tecnica era sempre la stessa: finti avvocati, poliziotti o carabinieri che chiedevano soldi a persone anziane per parenti in difficoltà

Si dividevano in batterie, una decina quelle attive in diverse zone d’Italia, e si ripartivano i ruoli meticolosamente: una o due persone al telefono, elenco alla mano, tre o quattro in strada a setacciare le vie, pronti a entrare in azione nel momento in cui il “telefonista” avesse trovato una vittima facile da colpire, tutti anziani over 70.

Così agiva la banda di truffatori, tutti di origine napoletana, sgominata dalle Squadre Mobili di Genova, Napoli e Milano: 82 gli indagati, 41 gli arresti, 8 per avere - secondo la ricostruzione degli investigatori - colpito anche in Liguria, tra Genova e la provincia, Savona e Sanremo. In totale sarebbero una ventina le truffe messe a segno tra il 2015 e il 2016, nel capoluogo ligure principalmente a San Fruttuoso, Albaro e Quarto, ma anche a Recco e a Chiavari. 

L’inchiesta ha coinvolto anche la Dda di Napoli alla luce dei legami che i truffatori, tutti tra 30 e i 50 anni, sfruttavano contatti con il clan camorrista dei Contini - radicato a Napoli, nei quartieri di  quartieri Vasto, Arenaccia, San Giovannello e Borgo Sant'Antonio Abate - per rifornirsi di schede Sim da cui telefonare, di auto a noleggio con cui spostarsi sul territorio e di un compro-oro affiliato per rivendere i gioielli guadagnati durante i colpi. Per 17 degli indagati, che hanno colpito anche anziani in Spagna, è scattata anche l’aggravante della transnazionalità.

Il modus operandi era sempre lo stesso: il telefonista, su indicazione dei complici in strada, si fingeva di volta in volta avvocato o rappresentante delle forze dell’ordine, raccontata all’anziano che un parente era rimasto coinvolto in un incidente e chiedeva soldi per una fantomatica cauzione o per pagare l’assicurazione scaduta e alleggerire così la posizione del parente. Solitamente le richieste erano di circa 3mila euro, somme che hanno consentito ai truffatori di mettersi in tasca sino a 300mila euro in una sola settimana.

La scelta era totalmente casuale, tutto dipendeva dalle strade che i truffatori battevano e dalla percentuale di anziani trovati a casa soli: una volta capito che la vittima non aveva la possibilità di parlare subito con il parente chiamato in causa, il telefonista metteva sempre più fretta e pressione sino a quando non riusciva a strappare all’anziano la promessa di consegnare soldi o gioielli a un complice, che poco dopo si presentava alla porta.

Per 14 degli indagati, accertata la collaborazione con il clan Contini, è scattata anche l’aggravante per associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno di persone anziane: proprio agli affiliati, i truffatori pagavano una percentuale che andava dal 10 al 20% sui colpi messi a segno. Quattro persone sono state arrestate in flagranza dagli investigatori della Mobile di Genova, supportati dai colleghi di Napoli, ad Ascoli Piceno, San Severo, Napoli e Isernia.

«Abbiamo avuto modo di constatare una volta di più che spesso le persone anziane vittime di truffa non denunciano, perché si vergognano moltissimo per essersi lasciati abbindolare. La denuncia, però, è fondamentale per avviare subito le indagini», ha detto il vice dirigente della Squadra Mobile di Genova, Alessandro Carmeli, che ha lanciato anche un appello: «Mi rivolgo non tanto agli anziani, quanto ai parenti, figli, nipoti: mettete in guardia i vostri cari ogni giorno, e mettete bene in chiaro che chiunque chiami a casa chiedendo soldi o gioielli è quasi certamente un truffatore, e che nulla va consegnato senza prima avere verificato. La prevenzione è il modo migliore per stringere il cerchio intorno a questi episodi che colpiscono una delle fasce più deboli della popolazione».

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