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Compravendite fasulle per cambiare soldi finti, smantellata banda

I carabinieri hanno arrestato 6 persone che truffavano le vittime con la tecnica del "rip-deal": a diversi venditori proponevano di acquistare beni con uno scambio di denaro, promettendo un bonus

Si offrivano di acquistare beni mobili e immobili - barche, appartamenti, apparecchiature elettroniche - ma al momento della trattativa, per portarla a termine, chiedevano a titolo di garanzia un cambio di soldi consegnando banconote fac-simile: una truffa ribattezzata “rip-deal”, per cui i carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova hanno arrestato 6 persone, tutte originarie dell’Est europeo ma residenti in Francia, che hanno fatto vittime anche nel capoluogo ligure.

Il blitz, in cui sono stati arrestati tre dei sei membri della banda in provincia di Milano (degli altri tre, due sono attualmente detenuti per altri reati nei carcere di Imperia e Parigi, uno si trova ai domiciliari a Milano), ha portato al sequestro di circa 5 milioni di banconote fac-simile di diverse valute, dagli euro ai franchi svizzeri passando per dollari e rubli. 

La tecnica del “rip-deal”

Al momento sono 4 i colpi accertati, tutti con lo stesso modus operandi: i truffatori offrivano al venditore di chiudere l’affare in modo più rapido e vantaggioso scambiando banconote di grosso taglio con pezzi più piccoli (ovviamente falsi), offrendo in cambio un bonus del 10% da versare subito, senza passare attraverso la banca. Se la richiesta veniva rifiutata, i malviventi strappavano letteralmente il denaro dalle mani delle vittime malmenandole e fuggendo.

Delle quattro truffe accertate, due sono state commesse a Milano (su un caso ha indagato anche Striscia la Notizia) e due a Genova. Uno dei casi del capoluogo ligure, quello che ha fatto scattare le indagini, risale allo scorso settembre.

I due colpi genovesi

L'episodio che ha spinto i carabinieri a indagare più a fondo riguarda una coppia di origini francesi “agganciata” per la vendita di uno yacht del valore di circa 230mila euro. I truffatori hanno dato appuntamento ai due pensionati al Porto Antico, chiedendo loro di cambiare i contanti che avevano portato per effettuare il bonifico in banconote di piccolo taglio per ragioni fiscali. Quando i due si sono insospettiti (soltanto la prima banconota delle mazzette, in gran parte da 500 euro, era vera), uno dei truffatori ha spintonato il marito gettandolo a terra e fuggendo con la valigetta contenente i contanti veri. 

In un altro caso, invece, la vittima è stata un giovane di origini bulgare che ha incontrato i membri della gang in un noto albergo di Brignole per formalizzare la vendita di un immobile. Anche in questo caso, il modus operandi è stato lo stesso: prima la richiesta di cambiare il denaro che avevano portato per poterli portare in banca ed effettuare il bonifico, poi, al momento opportuno, la fuga. A nulla era valso il tentativo della vittima di inseguire i truffatori cercando persino di attaccarsi all’auto: la banda era scomparsa con 100mila euro in contanti.

In un altro caso, vittima predestinata è stata un imprenditore di Modena da cui la banda ha provato ad acquistare alcuni simulatori di guida, ufficialmente per una sala giochi in Russia: macchine da circa 350mila euro ciascuna, che i truffatori si sono offerti di pagare sempre con il solito modo. Invece di cambiare i soldi, però, l’imprenditore ha consegnato loro due orologi del valore complessivo di 112mila euro durante un incontro in un ristorante milanese, e quanto si è accorto della truffa i due malviventi erano ormai lontani.

Gli accordi venivano ovviamente presi in precedenza, telefonicamente, e il terreno preparato: la richiesta era sempre quella di presentarsi con una cifra (intera o a titolo di acconto) in banconote di piccolo taglio da scambiare con quelle dei truffatori, che si giustificavano spiegando che la banca avrebbe potuto rifiutare transazioni effettuate con banconote di grosso taglio. Le valigette e le borse che la banda portava con sé, però, erano piene di fac-simili (neppure troppo ben camuffati), e quando i venditori si accorgevano della truffa erano ormai troppo tardi.

Sequestrati 5 milioni di euro in soldi finti

Nel corso delle perquisizioni effettuate martedì mattina nell’appartamento di uno dei truffatori, i carabinieri di Genova e di Milano hanno trovato sette orologi di lusso, 25mila euro, 22mila franchi svizzeri e banconote false in quantità, tutte stipate in valigie, scatoloni e borsoni. In casa è stata trovata anche una pistola calibro 38, probabile provento di furto, il cui caricatore era stato nascosto nella gamba di un tavolo da giardino in cantina: tre membri dell’organizzazione sono stati arrestati, e altri tre verranno presto raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari. 

Tutti spendevano i proventi delle loro truffe per vivere nel lusso più sfrenato: abiti griffati per loro e per mogli e fidanzate (alle vittime di presentavano sempre vestiti in maniera impeccabile), auto di lusso, vacanze, locali e ristoranti.

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