Violenza in negozio, sbattuta contro il muro e rapinata: proseguono le indagini

La rapina è avvenuta in un esercizio commerciale di via Trebisonda nel pomeriggio di martedì. Ferita la titolare, ad aggredirla un uomo con un coltello e la mascherina sul viso

Aggredita in negozio, afferrata per i capelli e sbattuta contro il muro per poche decine di euro. Una violenza inaudita contro la titolare di un negozio di via Trebisonda, alla Foce, da parte di un rapinatore con il viso coperto da una mascherina chirurgica sulle cui tracce si sono messi i carabinieri.

La rapina risale a martedì pomeriggio: sono da poco passate le 16 quando un uomo entra nel negozio Repetto, si dirige verso il bancone armato di coltello e lo punta contro la titolare: «Mia mamma era appena rientrata in negozio dopo la pausa pranzo - racconta Luca, il figlio della donna, a GenovaToday - Dopo qualche minuto è entrato un uomo: felpa grigia, cappuccio, occhiali scuri, mascherina chirurgica sul viso. Le ha chiesto i soldi, lei si è subito diretta verso la cassa, anche perché ce n’erano pochi e non voleva fare resistenza. Lui però ha reagito, l’ha afferrata e l’ha spinta contro la scala del negozio rompendole i denti». 

Stando al racconto della donna, dopo avere afferrato i soldi, l‘aggressore è fuggito chiudendola all’interno del negozio. Qualche minuto dopo un cliente è arrivato, l’ha trovata e ha chiamato o soccorsi: «Io sono arrivato dopo pochi minuti - prosegue Luca - ho fatto un giro del quartiere per vedere se per caso riuscivo a individuare il rapinatore, ma non ho trovato nessuno».

Luca è quindi tornato in negozio per stare vicino alla madre, che ai carabinieri la donna, sotto choc e dolorante per i punti di sutura necessari in bocca, ha fornito la descrizione dell’aggressore. I militari hanno requisito le immagini delle telecamere di sorveglianza e ascoltato alcuni testimoni che hanno notato la scena. A colpire anche la mascherina, che in epoca coronavirus è obbligatoria per la tutela degli altri, ma che in questo caso si è trasformata in un aiuto per nascondere il viso, camuffare la voce e portare a termine un atto di violenza. 

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«Non è tanto il danno economico - conclude Luca - e mia madre fortunatamente non ha avuto gravi ferite e ha reagito bene. Il fatto che tutto sia successo alle 16.30 di un pomeriggio d’estate, in centro, deve però far pensare».

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