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Martedì, 18 Giugno 2024
La difesa

Toti e i rapporti con Spinelli: "Ho sempre agito nell'interesse del porto"

Nella memoria difensiva il presidente della Regione respinge le accuse e nega anche di aver lasciato il telefono fuori dallo yacht dell'imprenditore per evitare intercettazioni

"Come emerge chiaramente dagli atti, nel rapportarmi con Aldo Spinelli, mi interessai alle questioni da lui sollevate in modo spesso disconnesso dal contesto e totalmente estraneo allo spirito della conversazione, attraverso un intervento sempre dettato dallo spirito di pubblica utilità e spesso addirittura in contrasto con gli interessi di Spinelli stesso ma a favore - di fatto - di altri operatori". Così si difende dalle accuse il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, come si legge nella memoria di 17 pagine depositata nell'ambito dell'interrogatorio che si è svolto giovedì 23 maggio 2024. 

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"Nessun mio intervento su durata concessione"

Toti afferma che "per perseguire lo sviluppo economico del Porto nella sua complessità era necessario trovare un accordo tra le parti tale da evitare il contenzioso tra gli stessi; un’eventuale vertenza sarebbe stata assai pericolosa in un momento di grande trasformazione e investimenti per il porto". Respinge, quindi, le accuse mosse dalla procura: "Non vi è mai stato alcun mio intervento nel merito della durata della concessione - afferma -, per altro elaborata dagli uffici tecnici di Autorità portuale senza alcuna intromissione della Regione".

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"Contenziosi avrebbero creato danni al porto"

Specifica poi di non aver mai partecipato alle riunioni tecniche svolte "da un lato, per esaminare la concessione, dall’altro per concatenare le varie attività: rinfuse, Carbonile, tombamento. A tali riunioni partecipano Porto e commissario Bucci, sole istituzioni direttamente coinvolte". E ancora: "Il mio intervento si è limitato ad assumere informazioni circa lo stato della situazione, a caldeggiare un accordo il più possibile equo tra le parti in causa, al fine di evitare grave danno agli interessi della città. A riprova di ciò, è da ricordare, come emerge negli atti della inchiesta, la mia richiesta a Signorini di rallentare la pratica per l’attribuzione delle Concessioni a Spinelli. Tate intervento viene attribuito erroneamente alla presenza di una delegazione del Pd ad un incontro con Spinelli. Al contrario, tale intervento, come si evince dalla lettura complessiva degli atti, fu effettuato al solo fine di consentire alle delegazioni di Spinelli e Aponte di raggiungere un accordo. Un eventuale contenzioso, una guerra commerciale o anche solo la maturazione in uno dei soggetti dell’idea di ostilità per la propria azienda da parte del porto, avrebbe potuto portare a dirottare altrove investimenti e traffici con danno per il lavoro portuale. Una volta raggiunto l’accordo tutto fu poi approvato senza alcun tipo di intervento fattivo da parte mia".

"Intervenuto nei confronti di tutti gli operatori per l'interesse del porto"

E poi: "Appare evidente - sostiene Toti - dalla narrazione contenuta nella ordinanza di custodia cautelare e dalle carte delle indagini che sono intervenuto non solo nei confronti di Spinelli, ma anche di tutti gli altri operatori coinvolti. Ciò risulta dai colloqui intercorsi e, a maggior ragione, dai complimenti per l’impegno messo, da parte dell’uomo di Aponte, dottor Lavarello che riconosce il mio contributo per il buon esito del contenzioso.  Non può definirsi, per logica, diversamente il mio intervento nei confronti di Spinelli rispetto a quello verso Aponte. In entrambe i casi la mia azione deve ritenersi nella sua realtà fattuale quale attività volta a perseguire il primario interesse del porto".

"In barca avevo il mio telefono"

C'è, infine, un passaggio sulla presunta pratica di lasciare fuori dallo yacht di Aldo Spinelli, in occasione degli incontri, i telefoni per evitare di essere intercettati: "Nella foto non si vede il mio - afferma Toti -. Telefono che per altro era con me in molte occasioni anche sulla barca e a dispetto dell’atteggiamento altrui, visto che volevo essere sempre reperibile. È possibile - conclude  che in rare situazioni Spinelli abbia chiesto di lasciare il cellulare, perché, come si è poi saputo, temeva di essere spiato da concorrenti a cui evidentemente non voleva far conoscere il suoi piani di impresa che discuteva con le istituzioni".

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