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Torre piloti, Anfossi: «Rifarei la stessa manovra. Nave di zombie, nessuno diceva nulla»

Le parole del pilota della Jolly Nero al processo per il crollo della Torre di controllo nel porto di Genova: «Nessuno disse che c'era un'avaria»

«Nessuno diceva nulla, sembrava una nave di zombie». Si è difeso confermando ogni azione compiuta quella notte del 7 maggio 2013 in cui morirono nove persone nel porto di Genova. Antonio Anfossi, al timone della Jolly Nero, ha testimoniato al processo che lo vede imputato per la tragedia della torre di controllo, abbattuta proprio dal mercantile.

Ieri in aula ha ricordato quei tragici accadimenti fornendo la sua versione dei fatti: «Nessuno disse che c'era un'avaria, la Jolly Nero forse doveva essere assistita da quattro rimorchiatori invece che da due. Tentai in tutti i modi di evitare l'impatto: fui l'unico a prendere decisioni, mentre tutti gli altri stavano zitti e sembravano zombie. Comunque quella era l'unica manovra da fare con una nave che funzionava, erano le manovre giuste con le informazioni che avevo».

Il problema è che l'imbarcazione non funzionava: «Nessuno mi comunicò che c'erano problemi. Ho suggerito tutti gli ordini al comandante perché lui stesso non mi disse che i motori non erano partiti». 

Anfossi ha poi spiegato il motivo della mancata comunicazione proprio alla Torre di controllo, una volta verificato che la nave aveva grossi problemi in manovra: «Mi aspettavo che lo facesse qualcun altro, ma nessuno lo fece. Io ero in emergenza e dovevo comunicare con i rimorchiatori per evitare l’impatto, non potevo abbandonare il canale delle comunicazioni con loro per chiamare la Torre». Nel processo la Compagnia Messina deve rispondere per la responsabilità amministrativa. Sono imputati anche il comandante della Jolly Nero Roberto Paoloni, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, il direttore di macchina Franco Giammoro, il comandante d'armamento della compagnia Messina Giampaolo Olmetti: le accuse sono di omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti e crollo di costruzioni. Invece il terzo ufficiale Cristina Vaccaro è accusata di falso per la firma messa su alcuni documenti relativi alla sicurezza degli apparati, che secondo una perizia non sarebbero stati tutti in regola.

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