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Torre piloti, nuova perizia sul crollo: «Unica al mondo costruita così»

Nella consulenza di parte depositata in Procura, l'ingegnere Leolpoldo Franco sottolinea che «nessuna torre di controllo portuale al mondo si trova sul ciglio del mare

A quasi due anni dal crollo della Torre Piloti non si ferma la battaglia di Adele Chiello, la madre del marinaio Giuseppe Tusa, una delle 9 vittime della tragedia del Molo Giano: sul tavolo della Procura di Genova è arrivata la perizia di parte richiesta dalla donna, decisa a dimostrare che la responsabilità di quanto accaduto la notte del 7 maggio 2013 non fu soltanto di chi eseguì la manovra, ma anche di chi autorizzò il progetto di costruzione della torre in quel punto, e cioè l’Autorità Portuale e la Capitaneria.

«Nessuna torre di controllo portuale al mondo si trova sul ciglio del mare», spiega lapidario l’ingegnere Leopoldo Franco, autore della consulenza, riferendosi al caso di Genova come «unico e isolato». Affermazioni che potrebbero gettare nuova luce sull’incidente, e che spingono la Chiello ad «andare avanti, per la giustizia e la verità».

«Mio figlio non doveva essere ospitato dal suo datore di lavoro, il comandante della capitaneria di porto di Genova, in quella Torre, posizionata come una palafitta, alla mercé dei pericoli che insidiano un porto - è lo sfogo della madre di Tusa su Facebook all'indomani dal deposito della perizia - Dove sta scritto, e qual era il protocollo per la sicurezza della vita di mio figlio?».

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