Torre Piloti, il processo d'appello parte con una richiesta di rinvio. Adele Chiello: «Non mi fermerò mai»

Gli avvocati della Messina e degli imputati condannati in primo grado per il crollo chiedono che l'appello venga accorpato all'inchiesta bis, con conseguenti ritardi. La rabbia dei parenti dellevittime

«A Genova c’è il ricatto del porto, hanno tutti paura di parlare perché il porto non va toccato, altrimenti si perde il lavoro. Ma tutti devono sapere che io la verità la voglio, e continuo a cercarla». È ancora una volta il coraggio e la grinta di Adele Chiello Tusa, mamma di Giuseppe Tusa, a riempire l’aula del tribunale di Genova dove lunedì si è tenuta la prima udienza del processo di appello sul crollo della Torre Piloti, avvenuto la notte del 7 maggio del 2013 dopo che la Jolly Nero la urtò durante una manovra.

Adele è stato il motore che ha consentito ai magistrati di aprire un nuovo filone di inchiesta, quello che vede indagati i costruttori, i collaudatori e i datori di lavori delle vittime (tra cui anche funzionari pubblici, tecnici, ammiragli della Capitaneria e dirigenti di Porto e Rimorchiatori) per la costruzione della Torre Piloti in un punto considerato a rischio. Il crollo, lo ricordiamo, provocò la morte di 9 persone, tra cui anche quella di Giuseppe, il figlio per cui Adele non ha mai smesso di «cercare la verità. Ancora non è chiaro per nessuno: dal tribunale di Genova deve emergere tutta la verità, per condannare le responsabilità penali di tutti i soggetti coinvolti, per i propri ruoli, nella strage del crollo torre che ha ucciso mio figlio Giuseppe Tusa».

E nel giorno in cui è iniziato il processo d’appello per l’inchiesta originaria, quella legata al crollo, i legali della Messina e degli imputati condannati in primo grado hanno chiesto di unificare i due processi. Una richiesta che ha fatto infuriare i parenti delle vittime, che vi hanno visto una manovra per ritardare l’inizio dell’appello sino a quando quello sulla costruzione della torre non sarà terminato.

La sentenza di primo grado nel processo originario era arrivata a maggio 2017: condannati il comandante della Jolly Nero Roberto Paoloni (10 anni e 4 mesi), il primo ufficiale della nave, Lorenzo Repetto (8 anni e 6 mesi), il direttore di macchina Franco Giammoro (7 anni) e il pilota del porto Antonio Anfossi (4 anni e 2 mesi). La compagnia Messina era stata invece condannata al pagamento di un milione e 500 mila euro.

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