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Corte Lambruschini, una farfalla firmata Tiler per raccontare la favola del Bruco

Lo street artist genovese è tornato in azione installando una delle sue opere sotto i portici vicino all'ingresso dello Stabile. Da dove sino allo scorso dicembre si poteva contemplare la passerella sopraelevata poi abbattuta

«Questa è una storia che vorrei restasse a chi verrà domani. Narra di un Bruco, un essere un pò speciale, il suo corpo era enorme, lungo ben 60 metri e le persone rimasero da subito molto stupite quando entrò in città e nelle nostre vite»: inizia così la fiaba narrata da Tiler, street artist che negli ultimi mesi ha deciso di “esporre” le sue colorate opere da un punto all’altro della città per sensibilizzare i cittadini e spingerli a guardarsi intorno e a riflettere, e che nella notte tra sabato e domenica è tornato in azione nella zona di Brignole, precisamente su una colonna sotto i portici di Corte Lambruschini, vicino all’ingresso del teatro Stabile.

Un luogo scelto con cura, tenuto conto del fatto che la nuova piastrella smaltata ritrae quella che senza osservare bene sembra una farfalla, ma in cui, guardando con più attenzione, si può riconoscere la sagoma familiare del Bruco circondata da due grandi ali. Il riferimento è all’abbattimento della passerella sopraelevata costruita negli anni ’90 per facilitare l’attraversamento di viale Duca d’Aosta e raggiungere via Cadorna da Corte Lambruschini: accolto “con grande stupore”, come sottolinea Tiler, al momento della costruzione, nel corso degli anni la passerella è stata gradualmente abbandonata a se stessa sino a diventare un rifugio per tossicodipendenti e senzatetto. Una parabola discendente che si è conclusa lo scorso 13 dicembre, quando il Comune ha deciso di abbatterla in una “maratona” di due giorni che ha lasciato come unico sopravvissuto il “bruchino” che passa sopra via Invrea.

«Anche gli anni da rifugio passarono, e il Bruco si ritrovò di nuovo solo, vecchio, stanco e consumato al punto da non essere più un bello spettacolo - ricorda Tiler nella sua fiaba “urbana” - Così la gente cominciò a guardarlo male. Si fece una riunione con tutti i Colti della città per decidere cosa si potesse fare di un essere così grande e cosi inutile, la riunione durò anni, i Colti non mangiarono e non dormirono fino a che un giorno trovarono la soluzione.... a morte la bestia! Corsero fuori in tutta fretta, fucili alla mano, ma quando arrivarono in quella grossa strada il Bruco non c'era più. Quello che agli occhi di tutti sembrava un corpo decadente, era in realtà l'inizio della sua metamorfosi, il nostro caro Bruco non stava morendo ma aveva appena cominciato a vivere».

VIDEO | L'ultimo giorno del Bruco

«Questa è ovviamente una favola, la realtà la conosciamo bene tutti, negli anni 90 si spesero 2 miliardi di lire per costruire un oggetto di dubbia utilità, la ditta che lo costruì, come spesso accade in Italia, è poi fallita e i nostri cari governanti non hanno voluto prendersi carico della manutenzione del tunnel, lasciandolo per anni a simboleggiare il decadimento della nostra città - ricorda Tiler - Oggi, chi ci governa si vanta e si elogia di averlo smontato, ma se si fermassero a pensare e smettessero di nutrirsi con le loro stesse bugie, si accorgerebbero di aver solo posto fine ad un fallimento, non c'è da congratularsi, non c'è festa, c'è solo la solita cruda realtà».

Una dura realtà da non dimenticare, che l’artista ha voluto rendere eterna attraverso la sua opera (come ci aveva anticipato lui stesso qualche giorno fa), nella speranza che chi si ritroverà a passare da Corte Lambruschini, in attesa al semaforo per raggiungere via Cadorna, noti la farfalla azzurra e ricordi la favola del Bruco.

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