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Lunedì, 24 Giugno 2024
La rivelazione

Corruzione, Signorini ai pm: "Toti mi telefonò per accelerare la pratica del terminal Rinfuse"

L'ex numero uno di Autorità Portuale ai magistrati: "Era una pratica aperta dal 2019, ci stava che la sollecitassero nel 2021"

"Toti mi telefonò per velocizzare la pratica del terminal Rinfuse". Così Paolo Emilio Signorini ieri pomeriggio davanti ai pm Luca Monteverde e Federico Manotti e all'aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, che lo hanno interrogato in merito all'inchiesta che vede lo stesso ex presidente dell'Autorità Portuale in carcere per corruzione. Durante l'interrogatorio, durato circa due ore, Signorini ha risposto a circa dieci domande, definendo i propri comportamenti "inopportuni", negando però di essere corrotto dall'imprenditore Aldo Spinelli, ai domiciliari.

"Tutti mi telefonavano per velocizzare le pratiche", ha aggiunto Signorini, che sul Rinfuse ha precisato: "Era una pratica aperta dal 2019, ci stava che la sollecitassero nel 2021".

Signorini si è difeso dall'accusa di corruzione anche per quanto riguarda i 15 mila euro che Spinelli gli avrebbe prestato per il matrimonio della figlia. L'ex numero uno del porto ha infatti risposto ai magistrati che a prestarglieli sarebbe stata un'amica alla quale li avrebbe restituiti in seguito a una vincita al casinò.

Un altro nodo è quello dell'aumento tariffario che avrebbe favorito la Santa Barbara di Mauro Vianello, imprenditore anche lui indagato nella stessa inchiesta, su cui pende il divieto di esercitare attività professionali e imprenditoriali per 12 mesi. "Giusto adeguare le tariffe a prescindere dal nostro legame di amicizia", ha chiarito Signorini, che ora è in attesa dell'istanza dei suoi avvocati per la scarcerazione.

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