Detenuta tenta di impiccarsi con il lenzuolo, salvata in extremis

La polizia penitenziaria è riuscita a intervenire prima che fosse troppo tardi. A darne notizia è Fabio Pagani, segretario regionale della Uil

Martedì 30 giugno 2020, intorno alle 11.30, una detenuta ha tentato di togliersi la vita tramite impiccagione all'interno del carcere di Pontedecimo ed è stata sottratta da morte certa dalla polizia penitenziaria. A darne notizia è Fabio Pagani, segretario regionale della Uil Pa Penitenziari.

La giovane, nata nel 1992 in Ecuador, arrestata il 25 maggio 2019 e condannata per reati di furto e spaccio, con fine pena nel 2021, espulsa e quindi abusiva su territorio italiano, si trova in domiciliazione fiduciaria per 14 giorni presso il piano terra.

«Se oggi non stiamo commentando una tragica notizia di suicidio, è solo grazie al tempestivo intervento del personale di polizia penitenziaria che, con grande professionalità, ha evitato il peggio, liberando la giovane detenuta da una corda al collo (lenzuola), appesa alle grate del bagno della cella», dichiara Pagani.

«Lo stesso personale (che ha salvato la donna ndr.) è costretto ad aspettare mesi e mesi per vedersi retribuiti straordinari e missioni - prosegue Pagani -, è privato delle proprie divise, per forniture inadeguate, viaggia con mezzi obsoleti e fatiscenti, spesso è obbligato a coprire più posti di servizio e, nonostante tutto, espleta il proprio mandato istituzionale a testa alta e senza alcuna limitazione o condizionamento. Oserei dire, noncurante della noncuranza dell’Amministrazione».

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«Nel carcere di Pontedecimo sono ristretti 152 detenuti (di cui 84 uomini e 64 donne), è normale - conclude Pagani - che tutte le insofferenze debbano essere sopperite dal personale di polizia penitenziaria, che, in prima linea, deve rispondere per tutti i deficit provocati dall’Amministrazione».

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