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Fusione Stabile-Archivolto, Duci: «Solo con i conti in regola»

Il neopresidente dello Stabile Gian Enzo Duci apre all'ipotesi fusione con l'Archivolto, purché non venga messo in discussione l’equilibrio economico-finanziario del teatro

Porte aperte alla possibile fusione tra due storici teatri genovesi, lo Stabile e l'Archivolto. La conferma arriva dal presidente dello Stabile Gian Enzo Duci, che però pone una condizione be precisa, quella di non mettere in discussione l’equilibrio economico-finanziario dello Stabile, così faticosamente raggiunto. 

«In questi primi mesi abbiamo chiuso il bilancio 2015 e impostato quello del 2016 – ha spiegato Duci nella Sala Rossa del Comune - Purtroppo lo Stabile di Genova è stato inserito tra i teatri di interesse culturale e non nazionale, e ciò influisce sulle risorse che arrivano da Roma. Per assicurarci l’inserimento nel prossimo biennio, già dallo scorso anno si è lavorato per allestire un cartellone di interesse nazionale. Questi i parametri richiesti: 240 rappresentazioni, 15 mila giornate lavorative e oneri sociali per almeno un milione di euro. L’obiettivo è stato raggiunto, e oggi siamo il quarto teatro italiano per riconoscimento del Fus. L’elemento che ci ha fatto mantenere la posizione è l’eccellenza della nostra struttura. A livello nazionale non siamo simpatici – ha concluso Duci -  forse non ci siamo venduti bene: per esempio, in questi giorni abbiamo la rassegna di drammaturgia contemporanea. Ebbene i critici nazionali non vengono a Genova a vederla, con la scusa che la nostra sarebbe la città peggio collegata d’Italia. Però si recano in centri molto più piccoli». 

«Dal punto di vista organizzativo – ha proseguito Duci – abbiamo messo mano agli strumenti di governance, con la riorganizzazione della struttura interna e la chiusura del bilancio 2015, pur privati delle risorse di Carige e Provincia. La riorganizzazione interna ha previsto il pensionamento senza reintegro e un’attenzione particolare alla scuola di recitazione, che negli ultimi 20 anni ha sfornato moltissimi attori che lavorano anche a livello nazionale. Nostro obiettivo è quello di ottenere, per l’anno prossimo, il riconoscimento come teatro di interesse nazionale e conquistare segmenti di pubblico che attualmente non frequentano lo Stabile». 

Il direttore dello Stabile Angelo Pastore ha poi illustrato le attività in programma. In particolare, ha sottolineato, nonostante le difficoltà legate al non riconoscimento dello Stabile tra i teatri di interesse nazionale e la mancanza dei fiondi di Provincia e Carige «si sono fatte molte cose pur con meno risorse, con programmazioni nazionali e internazionali in coproduzione con importanti drammaturghi e con altre città». In questa stagione, ha poi detto Pastore, sono inserite nove produzioni in sede e nove in tournée con un 80 per cento di interpreti usciti dalla scuola del Teatro Stabile. 

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