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«Non staccate la spina a Tafida», il Gaslini disposto ad accogliere la bimba inglese

La piccola, che soffre di malformazione artero-venosa, lo scorso 9 febbraio è stata ricoverata d'urgenza al Royal Hospital di Londra: per gli specialisti britannici le cure andrebbero sospese, ma l'ospedale pediatrico ha accettato di dare un secondo parere

L’ospedale pediatrico Giannina Gaslini si ritrova al centro del caso internazionale che ruota intorno alla vita della piccola Tafida Raqeeb, 5 anni, ricoverata da mesi in coma al Royal London Hospital, dove i medici hanno comunicato ai genitori l’intenzione di interrompere le cure intensive.

La direzione dell’ospedale pediatrico ha confermato la disponibilità ad accogliere la piccola, affetta da una malformazione artero-venosa, per un secondo parere: la richiesta era stara avanzata a fine giugno dai genitori di Tafida, l’avvocato 39enne Shelina Begum e il consulente edile 45enne Mohammed Raqeeb, che si sono offerti di occuparsi del trasporto in modo autonomo e di finanziare tutte le operazioni necessarie al trasferimento.

La storia di Tafida Raqeeb

I genitori della bimba, che dallo scorso 9 febbraio è ricoverata in terapia intensiva nell’ospedale londinese dopo la rottura di un vaso sanguigno nel cervello, stanno lottando da tempo con i medici britannici - secondo cui la situazione sarebbe senza ritorno - per impedire l’interruzione delle cure.

Il Gaslini ha composto un collegio tecnico di specialisti, che hanno inviato il 5 luglio un documento ai colleghi di Londra, con i quali successivamente si è anche svolta una videoconferenza collegiale. I documenti, spiega la direzione dell’ospedale, evidenziano l’estrema gravità delle condizioni cliniche, in linea con quanto indicato dai medici inglesi, ma sottolineano il fatto che in Italia non si opera una sospensione delle cure se non in caso di "morte cerebrale", quadro clinico diverso da quello di Tafida. Che stando a quanto confermato anche dai genitori, mostrerebbe segni pur minimi di miglioramento, abbastanza per spingerli a continuare a lottare con lei.

Da Chalie Gard ad Alfie Evans, i precendenti

Martedì i genitori d Tafida hanno presentato un ricorso all’Alta Corte per chiedere ai giudici di costringere il Royal London a lasciare viaggiare la bambina all’estero: un portavoce della fondazione che gestisce l’ospedale ha fatto sapere che “medici dell’ospedale ed esperti indipendenti hanno riscontrato l’inutilità di ulteriori procedure mediche invasive”, e se anche da parte del Gaslini non ci sarebbero soluzioni immediate diverse da quelle messe in atto dai colleghi britannici per salvare la piccola, il direttore generale ha dato disponibilità ad accoglierla e monitorare la situazione. Da parte dell’ospedale britannico, però, dovrà arrivare il via libera al trasferimento, che al momento non sembra affatto garantito: un caso molto simile a quelli dei piccolo Charlie Gaard e Alfie Evans, avvenuti sempre in Gran Bretagna: nel caso di Alfie, ad aprile 2018 il Gaslini era nuovamente sceso in campo per dare disponibilità ad accoglierlo.

«Il fatto che l’ospedale Gaslini sia stato contattato per un parere molto complesso sul caso di questa bambina conferma il rilievo internazionale dell’Istituto pediatrico - hanno detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e l’assessore alla Sanità Sonia Viale - Regione Liguria sostiene pienamente la disponibilità manifestata dal Gaslini ad accogliere la richiesta dei genitori della piccola Tafida, a cui esprimiamo tutta la nostra vicinanza».

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