Gaslini, la piccola Tafida non è più in pericolo di vita

La bimba inglese, 5 anni, era arrivata a Genova lo scorso ottobre dopo una lunga battaglia legale condotta dai genitori per non interrompere le cure. È stata trasferita nell'hospice che si occupa di piccoli con patologie inguaribili e patologie complesse

La piccola Tafida Raqeeb, la bimba inglese di 5 anni arrivata all’ospedale Gaslini di Genova lo scorso ottobre, non è più in pericolo di vita. A confermare la notizia è la direzione sanitaria dell’ospedale pediatrico, che aveva accolto la piccola dopo una lunga battaglia legale portata avanti dai genitori contro il Royal London Hospital, che aveva deciso di interrompere le cure.

Tafida, che nel capoluogo ligure è arrivata accompagnata dai genitori, l’avvocato 39enne Shelina Begum e il consulente edile 45enne Mohammed Raqeeb, era stata operata lo scorso 30 ottobre per facilitare la respirazione e poi ricoverata poi nel reparto di Rianimazione. Negli ultimi mesi i medici del Gaslini si sono impegnati per stabilizzare le sue condizioni, e nei giorni scorsi la piccola, pur in stato di minima coscienza, ha potuto lasciare il reparto ed è stata trasferita nel "Guscio dei bimbi", l’hospice in cui verrà sottoposta a cure riabilitative e si tenterà di distaccarla, almeno parzialmente, dalle macchine per la ventilazione assistita.

Tafida, la mamma: «Giorno speciale»

«Oggi è un giorno veramente speciale per noi oggi perché Tafida è davvero fuori dalla Rianimazione, questo significa tantissimo per noi - ha detto la mamma di Tafida - Siamo contentissimi vogliamo esprimere un sentito ringraziamento a tutta l’equipe medica del Gaslini, che si è presa cura in modo straordinario di Tafida e anche al pubblico. È stato dimostrato che l’opinione medica che è stata portata di fronte alla Corte e la prognosi fossero sbagliate, Tafida stessa prova che fossero sbagliate. Voglio rispettare la privacy e non darò altri dettagli sui progressi che ha fatto, ma tra qualche mese potrebbero esserci alcune buone notizie».

La bambina era stata ricoverata a febbraio 2019 al Royal Hospital di Londra per la rottura di un vaso sanguigno nel cervello. I medici britannici avevano alla fine decretato che per lei non c’era ormai più nulla da fare e stabilito di staccare le spine ai macchinari che la tenevano in vita. I genitori si erano rivolti all’Alta Corte di Londra, che a inizio ottobre aveva deliberato che la piccola avrebbe potuto essere trasferita all’ospedale Gaslini - che aveva nel frattempo dato disponibilità ad accoglierla - per proseguire le cure.

«Il nostro compito è stato da subito quello di supportare le funzioni vitali di Tafida, con l’obiettivo di renderne possibile l’accudimento a casa da parte della famiglia. Le cure intensive devono sempre essere proporzionate alla condizione clinica del paziente, in un delicato equilibrio nel quale è fondamentale garantire la dignità di vita dei bambini e la condivisione dei percorsi di cura con le famiglie», ha spiegato il dottor Andrea Moscatelli, direttore del Centro di Rianimazione Neonatale e Pediatrica, che ha coordinato trasporto ed assistenza.

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