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Incendio al San Martino: è stato un suicidio, infermiera eroina evita la strage

I sospetti sono stati confermati, il sessantatreenne morto nell'incendio divampato all'ospedale San Martino si sarebbe suicidato dando fuoco all'ossigeno. Fondamentale l'intervento di un'infermiera che ha salvato 25 persone

I sospetti erano fondati. Marco Tessier, il 63enne morto nell'incendio dell'ospedale San Martino si è suicidato. Ci aveva già provato il giorno prima cercando di gettarsi dalla finestra, ma solo il pronto intervento di un'infermiera ha evitato il suicidio. Purtroppo però si è trattato solo di un rinvio, visto che nella notte il sessantatreenne è riuscito a dare fuoco all'ossigeno che gli consentiva di respirare.

Un gesto estremo che fa riflettere sulla condizione disperata che vive l'uomo (tumore all'esofago allo stadio terminale), che apre il dibattito sull'eutanasia, ma che soprattutto fa parlare di strage scampata, visto che il suo gesto ha rischiato di essere fatale per tutti gli altri 25 pazienti oncologici che si trovavano ricoverati nel padiglione Dimi dell'ospedale.

Sono le 3,10 del mattino quando le urla strazianti di Carla, la moglie, lacerano il silenzio pieno di dolore del reparto oncologico. Un'infermiera si precipita verso la stanza di Marco, Carla le viene incontro avvolta dalle fiamme, la poltrona sulla quale dormiva è fusa con il suo corpo. L'infermiera chiama aiuto, arriva una collega, le affida la donna e con una coperta vengono spente le fiamme. L'infermiera si precipita verso la stanza di Marco. E' un inferno di fiamme e di fumo. Il cadavere ormai carbonizzato dell'uomo è ai piedi del letto. In meno di un secondo l'infermiera decide: chiude la porta, s'attacca al pulsante che allerta la squadra antincendio dell'ospedale mentre la sua collega porta lontano Carla.

L'infermiera organizza l'evacuazione del reparto invaso dal fumo mentre dietro alla porta cadavere e suppellettili continuano a bruciare. Tutti i pazienti devono la vita a lei, a quell'infermiera che continua a dire di aver fatto "solo il mio dovere": usando la porta della camera come frangifiamme ha salvato la vita a tutti. La squadra antincendio e i vigili del fuoco terminano di spegnere il rogo. Carla viene ricoverata al centro grandi ustionati con ustioni sul 15% del corpo. Solo lei potrà dire cosa è veramente successo.

Marco era un fumatore: quante volte gli infermieri l'avevano rimproverato perché lo trovavano da qualche parte a fumare nonostante il cancro gli divorasse la vita. Così ha scelto di morire usando proprio una sigaretta: forse si è tolto il cannello dal naso e ha acceso il fuoco, forse si è avvicinato troppo alla cannula di erogazione.

La procura ha aperto un fascicolo ipotizzando, per esigenze tecniche, l'omicidio colposo ma resta convinta che si tratti di un suicidio. Anche l'ospedale ha aperto un'inchiesta interna. Il Dimi è chiuso e tale rimarrà perché il padiglione era già destinato alla chiusura.

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