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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Cogoleto

Ex Stoppani: rubati i mitili per il biomonitoraggio del mare

I ladri hanno rubato la gabbia di mitili sistemata, per il biomonitoraggio delle acque marine, davanti alla foce del torrente Lerone nell'area della ex Stoppani a Cogoleto

Qual è lo stato di salute del mare davanti all’ex Stoppani? Voleva saperlo la struttura commissariale nazionale per l’emergenza dell’ex fabbrica del cromo, ma ora la risposta completa può arrivare solo dai ladri che hanno rubato la gabbia di mitili sistemata, proprio per il biomonitoraggio delle acque marine, davanti alla foce del torrente Lerone.

«Una cosa incredibile e assurda - dice il vice commissario per l’ex Stoppani, Cecilia Brescianini – che non ci saremmo mai aspettati. Sono stati tagliati i cavi di fissaggio al fondo e la gabbia dei molluschi è stata portata via, il giorno prima di essere ripescata per consegnare i mitili a Ist, Arpal e Università di Alessandria per tutte le analisi previste su questi organismi».

Il tratto di mare davanti al Lerone ha subito per un secolo l’inquinamento dell’ex fabbrica del cromo e ventidue anni fa anche il disastro della petroliera Haven. Per questo la struttura commissariale per l’emergenza nazionale ex Stoppani, oltre a proseguire il risanamento dei terreni, dei litorali e delle falde, «controlla regolarmente – dice Cecilia Brescianini – anche le acque marine attraverso i mitili, con un pool tecnico-scientifico di cui fanno parte Arpal, Ist, Osservatorio ligure per la pesca e l’ambiente e l’Università di Alessandria».

Si utilizzano i mitili come bioindicatori perché questi molluschi «sono delle perfette macchine biochimiche – dice il vice commissario ex Stoppani - efficientissimi laboratori in miniatura in grado di seguire nel tempo l’andamento di eventuali concentrazioni di sostanze come i metalli pesanti e gli idrocarburi che hanno effetti cancerogeni e mutageni e possono accumularsi nei loro organismi filtranti».

Tre gabbie di mitili erano state collocate in punti diversi in prossimità del Lerone, una a levante, una a ponente e una – quella che è stata rubata – di fronte alla foce mentre una quarta, utilizzata per il confronto, era stata immersa in una zona a bassissimo impatto ambientale, tra Punta Chiappa e Portofino.

Le gabbie sono state sistemate con una zavorra sul fondo e una piccola boa di sollevamento a una distanza intermedia tra il fondale e la superficie. In tal modo i mitili si trovano all’altezza delle correnti che oltre a fornire nutrienti e ossigeno, li mettono a contatto con i possibili contaminanti.

Alla fine del periodo di stabulazione in mare l’università di Alessandria ne esamina poi il contenuto di idrocarburi, l’Arpal quello dei metalli pesanti e l’Ist i possibili effetti mutageni e cancerogeni sui tessuti sensibili. Analisi che quest’anno, sottratto il campione centrale, non potranno che essere parziali. «La situazione degli ultimi anni è stata positiva, purtroppo – dice Cecilia Brescianini - per questo incredibile furto i dati del biomonitoraggio del 2013  non potranno essere completi».

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