Cronaca Marassi / Piazzale Giovanni Battista Resasco

Nuovo impianto crematorio al cimitero di Staglieno, comitati sul piede di guerra

Venerdì 21 maggio i comitati sono stati auditi in videoconferenza dalla commissione consiliare dove hanno presentato una dettagliata relazione in cui si rappresenta ferma contrarietà al nuovo impianto

I comitati 'cittadini Banchelle' e 'Salute e Ambiente Gavette' protestano in merito all'ipotesi del Comune di insediare un nuovo impianto con la capacità di cremazione di circa cinquemila salme all'anno presso il cimitero di Staglieno. Questo impianto si aggiungerebbe ai quattro forni in funzione gestiti da Socrem.

Venerdì 21 maggio i comitati sono stati auditi in videoconferenza dalla commissione consiliare dove hanno presentato una dettagliata relazione in cui si rappresenta ferma contrarietà al nuovo impianto anche per la presenza di numerose fonti di inquinamento in Valbisagno.

Sulla stessa linea il consigliere Comunale del Partito Democratico, Alessandro Terrile. «Il Comune ha deciso di autorizzare la realizzazione in project financing da parte di un consorzio di imprese private di tre nuovi forni crematori presso il cimitero di Staglieno - scrive Terrile sui social -. La struttura di 3.400 mq sarà in grado di cremare 4.500 salme l'anno, aggiungendosi alle 600 annue cremate dall'esistente forno gestito da So.Crem».

«La scelta di Staglieno appare incomprensibile - prosegue Terrile -. In una città lunga 30 km e con 35 cimiteri, insediare tre nuovi forni crematori accanto all'unico esistente non ha alcun senso. Peraltro, la realizzazione della struttura presso un cimitero di delegazione avrebbe potuto consentire una compartecipazione alle ingenti spese di manutenzione che il Comune fatica a sostenere».

«La decisione - conclude Terrile - arriva contro il parere del Municipio Media Valbisagno e dei residenti auditi in commissione consiliare, che hanno lamentato giustamente come la realizzazione dei nuovi forni arrivi dopo le mancate promesse di dismissione dell'impianto Volpara di Amiu, che anzi a seguito del crollo del Morandi è tornato centrale nella gestione dei rifiuti della città. Siamo di fronte all’ennesima scelta del Comune presa senza alcuna condivisione o confronto con il territorio».

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