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Spese pazze in Regione, 23 rinvii a giudizio: a processo anche Rixi e Bruzzone

Il giudice per l'udienza preliminare ha accolto la tesi del pm fissando all'8 giugno la prima udienza del processo che vedrà in aula anche l'attuale assessore allo Sviluppo Economico e il presidente del consiglio Regionale

Si chiude con un rinvio a giudizio per 23 persone la prima fase della lunga e articolata inchiesta “spese pazze” in Regione Liguria, relativa al presunto utilizzo indebito dei soldi dei partiti da parte dei consiglieri nel periodo che va dal 2010 al 2012: tra coloro che dovranno presentarsi alla prima udienza del processo, fissata per l’8 giugno prossimo, ci sono anche Edoardo Rixi, attuale assessore allo Sviluppo Economico della giunta Toti nonché vice nazionale del leader della Lega Matteo Salvini, il leghista Francesco Bruzzone, attuale presidente del Consiglio regionale, e Matteo Rosso, capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia e capogruppo di Forza Italia nel periodo in questione. Condannato invece a due anni con il patteggiamento Maurizio Torterolo, ex consigliere anche lui del Carroccio.

Le accuse sono a vario titolo di peculato e falso: secondo il pubblico ministero Francesco Pinto, che ha esposto la sua tesi davanti al giudice per le indagini preliminari Roberta Bossi, nel periodo che va dal 2010 al 2012 alcuni consiglieri avrebbero utilizzando i fondi pubblici stanziati ai partiti per spese personali giustificate poi come istituzionali. Tra i partiti coinvolti nell’inchiesta ci sono anche Pd, Sel, Udc, Forza Italia, ex Idv, Lista Biasotti e Federazione della Sinistra.

Immediata la reazione di Rixi, che si è definito «per nulla sorpreso, me l’aspettavo da mesi», rinnovando l’intenzione di continuare a ricoprire il suo incarico «sino a quando potrò» e sottolineando che «non volevo neppure candidarmi (alle Regionali, dove è stato poi sostituito da Giovanni Toti come rappresentante del centrodestra, ndr), mi sono trovato candidato presidente e tre giorni dopo l’annuncio è stranamente partita l’inchiesta». 

E proprio l’attuale governatore della Liguria ha deciso di scendere in campo per ricordare che «in Liguria nonostante dieci anni di governo di sinistra c’è ancora lo stato di diritto, tre gradi di giudizio e la presunzione di innocenza. Non penso che sia cambiata la Costituzione. Sono certo che Rixi e Bruzzone dimostreranno di essere totalmente estranei ad ogni uso men che proprio di quei soldi».  

«L’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali è una storia antica fatta più di vuoti normativi e di interpretazioni lacunose in un clima un po’ giacobino che non di reali truffe ai contribuenti. Oggi la normativa è cambiata e questo è un bene perché non si incorre più in equivoci», ha proseguito Toti, aggiungendo che «conosco Rixi e Bruzzone so che sono persone serie e scrupolose. Sono certo che non avranno nessuna difficoltà a comprovare la loro assoluta buona fede nel buon utilizzo di quei denari». Toti ha escluso ripercussioni sulla sua giunta. 

«Devono essere espletati tre gradi di giudizio in Italia, visto anche come sono andati certi processi a senso unico - ha concluso il governatore della Liguria - Sono certo che bisogna aspettare la Cassazione prima di pronunciare qualsiasi parola su una sentenza. Sono convinto che la politica non si debba fare trascinare in questa ondata giustizialista. Sono sereno e auguro a Rixi e a Bruzzone di essere altrettanto sereni»

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