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Morti sullo yacht in Spagna, l'autopsia non chiarisce i dubbi sulle cause

Secondo le prime ipotesi, Stefano Bertona e Leila Sultangareeva sarebbero stati uccisi dal monossido di carbonio. Ma restano ancora parecchi punti oscuri, anche alla luce del ritrovamento di un grosso quantitativo di droga sulla barca

Sarebbe stato il monossido di carbonio a provocare la morte dell’imprenditore 45enne Stefano Bertona, titolare di un’azienda che si occupa di organizzare viaggi di lusso nel Mediterraneo, e della sua compagna e collaboratrice, la 28enne Leila Sultangareeva: la coppia era partita da Genova a bordo di uno yacht di 12 metri alla volta della Spagna, con destinazione finale Ibiza, ma è stata ritrovata priva di vita nel porto di Roses, località balneare poco distante da Barcellona, dopo una nottata all’insegna di droga e alcol su cui gli inquirenti stanno ancora indagando.

Stando a quanto riportato dalla stampa locale, l’autopsia effettuata sui corpi confermerebbe una delle ipotesi iniziali, e cioè che Bertone e la Sultangareeva siano stati intossicati dal monossido, anche se non è ancora chiaro se i due abbiano lasciato i motori accesi o se si sia trattato di una perdita. I corpi, scoperti da un dipendente del porto che domenica pomeriggio ha raggiunto lo yacht per chiedere alla coppia se aveva intenzione di rinnovare il permesso per l’ormeggio, sono stati portati all’istituto di Medicina legale di Girona, dove i medici hanno raccolto alcuni campioni inviati poi al laboratorio di analisi

Lo scopo è quello di accertare il tasso di droga e alcol che i due avevano nel sangue, alla luce del ritrovamento sulla barca di una grossa quantità di cocaina: in attesa del risultato degli esami tossicologici, gli investigatori ancora non hanno escluso che i due siano morti a causa di un cocktail letale di stupefacenti e alcol. La coppia era partita lo scorso 28 maggio dal porto di Genova, dove Bertona lavorava e dove aveva conosciuto 3 anni fa la Sultangareeva, per un viaggio che avrebbe dovuto durare sino a settembre e portarli nelle Baleari. 

Stando alle prime ricostruzioni, Bertona - che su Facebook il 4 giugno aveva aggiornato gli amici dei suoi spostamenti - e la Sultangareeva, dopo avere lasciato Marsiglia, sarebbero arrivati nel porto di Roses sabato sera. Ormeggiata la barca sarebbero scesi a terra per cenare in un ristorante della cittadina, per poi tornare a bordo dello yacht per continuare una serata che, stando ad alcune testimonianze, sarebbe stata particolarmente movimentata alla luce della musica e degli schiamazzi. Sino al macabro ritrovamento del giorno dopo. 

Inizialmente i sospetti degli inquirenti si erano orientati su un gioco erotico finito male, anche a causa dell’alcol e della droga, ma le prime analisi non hanno trovato traccia di violenza sui corpi. Saranno gli esami tossicologici, dunque, a fare chiarezza su quanto accaduto, anche se alcuni elementi nella tesi dell’intossicazione da monossido non convincono del tutto: perché, per esempio, i motori avrebbero dovuto essere accesi nel porto, dove vige invece il divieto? In attesa di risposte, la famiglia di Bertona - il fratello, l’ex compagna e i due figli - aspetta con ansia e dolore aggiornamenti dalle autorità e dall’ambasciata italiana, che dovrà anche comunicare quando le salme verranno fatte rientrare nel nostro paese.

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