Sfruttano siti scaduti per vendere merce contraffatta, maxi operazione della Finanza

Sequestrati 475 portali ospitati su server stranieri che utilizzavano indirizzi internet con abbonamento ormai scaduto e non rinnovato per vendere accessori e capi d'abbigliamento finti

Sfruttavano l’indirizzo (la url, in gergo tecnico) di siti di aziende ormai chiuse, o perché fallite o perché fuse con altre, per vendere capi contraffatti e finte firme tra le più prestigiose in circolazione. Il maxi giro è stato scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Genova, che hanno sequestrato 475 siti web dando esecuzione al decreto emesso dal giudice su richiesta della procura.

Le indagini sono partite da alcuni controlli effettuati su una società genovese fallita, il cui indirizzo internet (www.overastransport) era stato utilizzato - all’insaputa della stessa azienda - per allestire un negozio online di scarpe contraffatte. Da qui è partita l’indagine delle Fiamme Gialle genovesi, coordinate dal maggiore Antonio Rovai: i militari sono risaliti alla società straniera che ha pagato per acquistare il dominio ormai scaduto e riattivarlo, e hanno accertato attraverso una serie di controlli incrociati che, dalla stessa società e da diverse altre società straniere, arrivavano ai centri italiani richieste continue di riattivare indirizzi internet scaduti. 

La scelta ricadeva sempre su indirizzi internet che avevano una qualche attinenza con i prodotti venduti, come per esempio www.2012.airmax.it, storepuma.it, calciosport24.it, conversescarpe365.it. Sui siti era possibile acquistare merce riconducibile a marchi noti (e contraffatti) come “New Balance”, “Gucci”, “Tod’s”, “Hogan”, “Puma”, “Belstaff”, “Moncler”, “Adidas”, “Geox”, “Nike” e “Converse”. Era sufficiente vendere un paio di scarpe o una felpa per ripagare la spesa iniziale di riattivazione del sito, riattivazioni che avvenivano su base quotidiana grazie a personale specializzato che setacciava il web alla ricerca di domini ormai scaduti e acquistabili.

Proprio luce delle tante variabili in gioco - in primis il fatto che il dominio veniva acquistato da società senza un amministratore dichiarato, o comunque rintracciabile - le indagini della Guardia di Finanza di Genova sono durate circa due anni, ma hanno consentito di inibire 475 siti-truffa: digitando l’indirizzo la pagina non si apre più, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

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«È una pratica frequente e molto ingannevole - conferma il maggiore Antonio Rovai, che ha coordinato l’indagine - Qualcuno ci casca sempre: finisce su un sito che nella url ha parole come scarpe, o una griffe, e aprendolo si trova davanti un’offerta per acquistare un prodotto, magari a prezzo molto vantaggioso. Partendo da Genova siamo riusciti ad agganciare alcune delle società specializzate in questo meccanismo, e a far chiudere diverse centinaia di siti».

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