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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

In Liguria diminuiscono i reati, ma anche la percezione di sicurezza

Presentato il rapporto annuale sulla sicurezza urbana redatto dai criminologi dell'Università di Genova. Focus su immigrazione e criminalità organizzata, Viale: «Inaccettabile negarne la presenza»

Diminuiscono le denunce in Liguria, ma la sicurezza percepita resta bassa: è quanto è emerso durante la presentazione del decimo rapporto sulla sicurezza urbana presentato durante il tavolo regionale sulla legalità  convocato per il secondo anno consecutivo dalla vicepresidente e assessore alla Sicurezza, Sonia Viale, con la partecipazione di rappresentanti delle parti sociali, del mondo dell’imprenditoria, dell’Ufficio scolastico e del Terzo Settore.

Stando ai dati raccolti nel focus curato dai criminologi e docenti dell’Università degli Studi di Genova, Stefano Padovano e Vincenzo Mannella, con la sola eccezione della Spezia si registra in Liguria un calo dei reati in tutte le province, soprattutto in relazione ai reati contro il patrimonio, come i furti in abitazione (-25%), gli scippi e i borseggi, oltre che dei furti di e su auto e moto.

Particolare attenzione è stata dedicata allo studio della criminalità organizzata e dell’attività delle polizie locali: nel primo caso, Padovano ha messo in risalto la gravità di quei fenomeni criminosi che non si misurano soltanto dal numero di omicidi consumati o dalle manifestazioni di degrado urbano, ma dall’uso della violenza, dalle intimidazioni, dalla capacità di infiltrarsi in ambiente “sani”, fino ad imporsi nel tessuto sociale. Questa è la forza del crimine organizzato la cui potenza per troppi decenni è stata sottovalutata, accampando spesso la scusa che si trattava di fenomeni passeggeri e isolati. 

Viale: «Inaccettabile negare la presenza di criminalità organizzata in Liguria»

«Non bisogna mai abbassare la guardia - ha sottolineato l’assessore Viale - e le Istituzioni, Regione in primis, devono essere in prima linea nella lotta alla mafia. Dal rapporto emerge però una scarsa attenzione a questo fenomeno di cui si parla poco, al di là di singole iniziative tra cui, pochi giorni fa a Sarzana, la Giornata Nazionale in memoria delle vittime innocenti di mafia. Si tratta di fenomeni gravissimi ma subdoli, che pur non assumendo le caratteristiche di allarme sociale, possono essere sempre presenti a covare sotto la cenere anche in Liguria. Per questo il Rapporto comprende l’audizione tenuta presso la Commissione parlamentare antimafia da parte del Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti circa la situazione in Liguria: le sue sono parole chiare, precise, direi scolpite sul fatto che negare la presenza della criminalità organizzata non è accettabile, che vi è stata e vi sono possibili rischi di infiltrazioni nel tessuto economico e nelle amministrazioni ed è per questo che le Istituzioni tutte devono essere impegnate con il massimo sforzo con azioni concrete di efficace contrasto e attenta vigilanza».

Il rapporto sulle Polizie Locali

Per quanto riguarda invece il focus sulle polizie locali, lo studio è stato condotto sottoponendo questionari specifici a un campione di 470 agenti: il 55% degli agenti ha un’età tra i 50 e i 60 anni, un operatore su tre è in servizio da oltre trent’anni mentre solo il 13% degli agenti ha meno di 40 anni. Gli agenti segnalano poi l’urgenza di un aggiornamento della normativa nazionale anche per riconoscere in modo adeguato i nuovi ruoli che la polizia locale è chiamata a svolgere per garantire la sicurezza, anche in relazione ai temi dell’abusivismo o dell’immigrazione.  

Il rapporto mette poi a confronto i Comuni di Rapallo e Ventimiglia, simili per dimensione ma diversi sotto molteplici aspetti: emerge, in primo luogo, il fatto che l’insicurezza sia maggiormente percepita che reale, in quanto legata non a reati subiti ma a situazioni di degrado urbano come i bivacchi notturni, avvertiti maggiormente come un problema a Ventimiglia, o le richieste di elemosina, segnalate come una criticità dai rapallesi. Il dato positivo è che sia a Rapallo sia a Ventimiglia la quasi totalità dei cittadini (90-92%) denuncia i reati subiti, che due cittadini su tre non sono mai stati vittime di reati mentre tra le vittime di reati, il 50% circa afferma di averli subiti “almeno tre anni fa”. Il rapporto mette inoltre in evidenza in entrambi i Comuni la corrispondenza tra i reati percepiti come pericolosi e il loro andamento sul territorio: a destare maggiore allarme sono infatti i reati maggiormente denunciati. 

Per quanto riguarda, infine, la presenza di profughi, sia a Rapallo sia a Ventimiglia circa la metà dei cittadini ritiene che il fenomeno sia portatore di problemi di sicurezza, mentre nella città di confine viene richiesta con forza la chiusura dei centri di accoglienza. Allo stesso modo, l’accento sull’eccessiva occupazione di aree o strutture in disuso è più forte a Ventimiglia con una percentuale del 61% del campione che la giudica “pessima”.

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