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Sfollati, è il giorno dei rientri

Due ore a nucleo familiare per raccogliere in 50 scatoloni tutto ciò che di valore è rimasto negli appartamenti abbandonati dopo il crollo del Morandi: in zona rossa oggi è un giorno decisivo

È un giorno decisivo, giovedì 18 ottobre, per gli sfollati della zona rossa: fin dalla mattinata, accompagnati da tre vigili del fuoco, i residenti dei palazzi più lontani dal Morandi di via Porro e via Fillak hanno iniziato a rientrare nei loro appartamenti, rimasti congelati alla mattina del 14 agosto 2018, per raccogliere i loro effetti personali, in quello che è diventato il trasloco più importante e sofferto della loro vita.

Video: il giorno dei rientri, le immagini dalla zona rossa

Alle 9 il nulla osta per il rientro

Le operazioni - interamente coordinate dal Vigili del Fucoo - hanno avuto inizio alle 9 del mattino, con circa un'ora di ritardo, a causa del forte vento che sta spazzando la città. Era fondamentale infatti, prima di dare il nulla osta, capire se le raffiche avrebbero potuto costituire un problema di sicurezza.

«Ci siamo presi un po' di tempo per valutare l'impatto del vento sui sensori - spiega Sergio Gambino, consigliere comunale con delega alla Protezione Civile - ma insieme con i Vigili del Fuoco abbiamo capito che è un fattore che non incide sulla sicurezza delle operazioni». 

Dopo le 9, dunque, gli sfollati hanno iniziato a rientrare nelle loro case: gli accessi sono stati predisposti sia lato Brin (vicino al ponte di ferro) sia lato Sampierdarena.

Un appartamento allagato

Dramma nel dramma: in mattinata, un inquilino di uno dei primi palazzi di via Porro in cui è stato consentito l'accesso è rientrato nella sua abitazione ma non è riuscito a recuperare nulla. Infatti, a causa di un problema alle vasche di contenimento dell'acqua sul tetto, che non hanno retto, il suo appartamento è stato allagato.

Si pensa, vista l'entità del problema, che il suo possa non essere l'unico appartamento allagato: «Abito proprio accanto, dunque con tutta probabilità sarà successo anche in casa mia - dice Franco Ravera, portavoce del Comitato degli Sfollati di via Porro e via Fillak, che rientrerà giovedì prossimo - succede quando le vasche cedono, la pressione non tiene e il mancato utilizzo le fa traboccare. Mi preparo al peggio sperando nel meglio, ma parto già con la consapevolezza che quasi sicuramente ci saranno dei problemi: mi porterò gli stivali di gomma, asciugamani, tutto peserà di più. Il mio vicino di casa mi ha detto che la situazione era drammatica. Non creiamo allarmismi, comunque: al momento si tratta solo di un appartamento».

Le testimonianze

«I muri non li potrò portare con me - è stata la riflessione di Giusy Moretti, volto e voce degli sfollati sin dal 15 agosto - mi hanno visto sposa felice, mamma di gemelle, hanno udito i loro vagiti, i pianti, le risate, gli urli. Momenti belli e altri brutti, hanno visto il mio dolore quando ho dovuto lasciare mia mamma e dopo alcuni anni il mio papà. Mi rifugiavo in casa, la mia casa era il porto sicuro, dove le mie ansie trovavano quiete, le paure svanivano. Ora sono in preda all'incertezza: ricominciare mi fa paura». 

Bucci: «Operazione riuscita, siamo sulla strada giusta»

«È passato tanto tempo - continua Moretti davanti alla telecamera di GenovaToday - ho fatto un elenco con le cose da prendere, ma sicuramente non lo seguirò, andrò stanza per stanza e deciderò sul momento. Avrò vicino a me mia figlia, che sarà più razionale, prenderà le cose che servono, io cercherò i ricordi. Sicuramente voglio riprendere l'orologio della ferrovia di mio papà, ne andava orgoglioso. Non credo abbia alcun valore economico, ma è molto prezioso per me. Poi ci sono le cose delle mie figlie, le copertine di quando erano piccole, in 50 scatoloni non ci starà mai tutto».

Ma c'è chi non riesce comunque a trattenere le lacrime, come una signora che si è recata ad assistere ai primi rientri. Domani, toccherà a lei: «Rientrerò in casa con il cuore pesantissimo - dice - e non so ancora cosa prenderò, è troppo difficile decidere. Non auguro a nessuno quello che sto passando. Al momento sto ancora aspettando una casa, vivo in albergo, ma mi sento come in prigione».

«Ho vissuto qui in via Porro per 52 anni - racconta commossa la signora Mara, 80 anni - e oggi rientro in casa insieme a mio figlio. Me ne sono andata solo perché mi hanno costretta, in casa mia ci sono troppi ricordi, fosse stato per me sarei rimasta qui per sempre».

Tanta l'emozione degli sfollati che rientrano nelle loro case per la prima volta dopo più di due mesi, e per tutti sono momenti intensi e difficili: non è semplice infatti decidere cosa mettere in salvo - in sole due ore di tempo - della propria vita. Sono presenti quasi tutti coloro che vivevano nella zona rossa, anche chi non rientrerà oggi ma nel frattempo vuole seguire le operazioni per farsi un'idea.

La speranza è quella di poter rientrare ancora nelle proprie case: «Rientreremo ancora tante volte, almeno spero - conclude Moretti - se i sensori daranno il nulla osta». 

«Via Porro è dedicata a un lottatore - dice Franco Ravera - noi siamo dei lottatori e non vogliamo mollare mai, abbiamo chiesto e ottenuto più accessi. I vigili hanno detto che con le piattaforme non è possibile muovere mobili di grosse domenisioni, e in due ore una persona deve scegliere se portare via i ricordi o smontare i mobili. Chiamare una ditta per portare via gli arredi per tutte le famiglie rappresenta un costo molto gravoso: il sindaco ha dato speranze, e io mi fido di quello che mi dice lui. Così come aveva detto che avremo un ponte in 12 mesi». Sempre Ravera, su Facebook, si è lamentato per quella che ha trovato essere un'eccessiva "spettacolarizzazione" del momento.

In cosa consistono le operazioni

In caso di necessità - per esempio, per movimenti preoccupanti di quanto resta del Morandi - è già stato stabilito un piano di evacuazione: appena 240 secondi, 4 minuti, e la zona rossa verrebbe completamente liberata per evitare che il colosso di acciaio e calcestruzzo porti con sé altre vite oltre alle 43 già strappate.

Il rientro: il video dei Vigili del Fuoco

Gli sfollati hanno due ore a disposizione (negli appartamenti entreranno due persone per nucleo familiare) e il supporto dei vigili del fuoco per caricare la maggioranza degli scatoloni sulle gru allestite appositamente per movimentare pesi dall'alto. Gli scatoloni verranno quindi caricati su furgoni e trasferiti al Bic, dove verranno conservati in attesa che i proprietari vadano a riprenderli.

Si parte con 6 palazzi, tenendo d'occhio il meteo, e si prosegue sino al cuore della zona rossa, gli edifici proprio sotto i tronconi del Morandi, sino ad aver completato tutti i rientri: la stima del Comune è di 13 giorni per i primi accessi, e di completarne anche eventuali secondi e terzi entro la metà di novembre, massimo inizio dicembre. E se per le autorità l'obiettivo è portare a termine le operazoni nel più breve tempo possibile e in totale sicurezza, per i residenti di via Fillak, via Porro e via del Campasso si tratta di un momento delicato e complesso da diversi punti di vista, non soltando da quello logistico, ma anche da quello emozionale e psicologico.

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