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Il capannone di via Ronchi a Pegli teatro della vicenda

Il capannone di via Ronchi a Pegli teatro della vicenda

Sequestrata e stuprata per tre giorni dall'ex compagno

Sequestrata e violentata per tre giorni all'interno di un capannone in via Ronchi a Pegli. Il fermato è un 36enne marocchino, ex compagno della donna, una badante 35enne venezuelana

L'uomo fermato con l'accusa di sequestro di persona e violenza sessuale dopo la denuncia di una badante 35enne venezuelana è il suo ex compagno. L'uomo l'avrebbe sequestrata e violentata per tre giorni all'interno di un capannone in via Ronchi a Pegli.

La badante abita e lavora in un appartamento in centro. I suoi due figli, un bambino di un anno e una ragazza di 17, vivono in Lombardia presso alcuni parenti. Un anno fa la rottura con il marocchino dopo una storia durata qualche hanno e andata avanti in diverse città.

Ma il 36enne non accetta la fine della relazione e inizia a tenere sotto scacco la donna, minacciando di uccidere il bimbo piccolo e violentare l'altra figlia. La frequentazione però diventa un susseguirsi di violenze e rapporti sessuali ottenuti con la forza.

Lunedì 7 ottobre, esattamente una settimana fa, la badante conosce una donna ecuadoriana sull'autobus della linea 1. Tra le due nasce una certa simpatia e la donna invita la nuova amica a trascorrere qualche giorno a casa sua in piazza Monteverdi a Cornigliano.

In breve la 35enne venezuelana si accorge di essere caduta in una trappola. Le squilla il telefono, è l'ex compagno. La padrona di casa si offre di rispondere e inizia ad accusare il marocchino di non averle fornito la droga pattuita. La badante capisce così è che è meglio togliersi da quella situazione scomoda.

Si riprende il telefono ed esce di casa della presunta amica. Nel frattempo chiama la polizia ma ormai è troppo tardi. Ad attenderla davanti al portone c'è il suo aguzzino. L'uomo l'afferra per un braccio e la trascina su un autobus proprio mentre stavano sopraggiungendo due volanti della polizia.

Da lì ha inizio un incubo durato cinquantasei ore. A nasconderla agli occhi del mondo una coperta verde appesa alla porta coi vetri rotti del capannone abbandonato in via Ronchi. All'interno è una violenza continua. Rapporti sessuali non protetti accompagnati da clisteri vagginali.

L'occasione per la fuga è arrivata quando il 36enne si è portato con sé la donna a Caricamento per provare a fare sbloccare un iPhone rubato. La badante non si è lasciata sfuggire l'occasione e ha iniziato a correre all'impazzata. Poco dopo si è presentata al pronto soccorso dell'ospedale Galliera per farsi medicare, senza però dire tutta la verità.

Solo alcune ore dopo, accolta in casa da un amico, si è lasciata da questi convincere a tornare in ospedale per raccontare tutto quanto le era appena accaduto. La polizia si è recata in via Ronchi dove ha trovato un materasso buttato per terra e perfino il clistere, a conferma del racconto della 35enne.

Poche ore dopo viene rintracciato il marocchino e posto in stato di fermo così come disposto dal magistrato di turno. Proseguono le indagini per verificare la totale veridicità del racconto della venezuelana e il ruolo della donna conosciuta sull'autobus.

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