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Cronaca

"La scuola è iniziata? Non me ne sono accorta, ho sempre i bimbi a casa"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma genovese che segnala i problemi legati a servizio mensa e tempo pieno, comuni a diversi istituti della nostra città

Sono iniziate le scuole ma sembrano riproporsi gli stessi problemi di tutti gli anni, dall'assegnazione delle cattedre, di cui abbiamo già parlato così come quelli legati a servizio mensa e tempo pieno che abbiamo affrontato nelle scorse settimane.

Riceviamo e pubblichiamo da Serena Finocchio, consigliera municipale del Levante per la coalizione progressista, una lettera di alcuni genitori che segnalano problematiche proprio su questi temi: "Da madre e lavoratrice ogni anno anche io mi trovo ad affrontare il problema sopraesposto da queste mamme - spiega Finocchio - la scuola pubblica nicchia al momento della partenza dell’anno scolastico, riversando sulle famiglie non solo grande impegno personale ma anche  un notevole costo sociale (esempio babysitter). Per iniziare ogni anno a singhiozzo e ingolfare le famiglie sarebbe logico allora partire dopo ma già strutturati. Il periodo estivo costa caro alle tasche delle famiglie per chi non ha la possibilità di contare sui nonni, tra centri estivi e sempre babysitteraggio. Ascoltare le esigenze delle famiglie dei nostri futuri adulti dovrebbe essere una delle prima cose per una società che guarda al futuro per costruire qualcosa di migliore. La scuola ha bisogno ti tutti i  finanziamenti possibili per partire comunque già ai primi di settembre a pieno regime".

La lettera 

"La scuola è iniziata? Non me ne sono accorta, ho sempre i bimbi a casa.

Quest’anno il giorno di inizio era previsto il 14 settembre per noi genovesi. I miei figli vanno in un istituto di Sturla, che ha appena cambiato dirigente, con un sostituto temporaneo, che ha da subito previsto l'uscita antimeridiana sia per i 'grandi' della Primaria che per i 'piccoli' dell’Infanzia. Ma va bene, noi genitori lavoratori siamo abituati a fare i salti mortali tra nonni, babysitter e follie varie. Basta organizzarsi.

Mi aspettavo una settimana di orario ridotto, pur non avendo la necessità di fare inserimenti. Eppure siamo ancora nella stessa situazione.

A distanza di dieci giorni dall’inizio, le elezioni hanno interrotto subito il ritmo causando la chiusura lunedì 26 settembre. Ma noi genitori, speranzosi, crediamo nella prospettiva di un inizio della mensa e del pomeriggio subito dopo le elezioni. Il giovedì precedente, però, ci avvisano che la mensa non potrà partire prima del 3 ottobre. Le cause? Ovviamente non imputabili al nostro istituto. Sempre colpa della mancanza di personale. Ata, in particolare. Mio figlio della Primaria era anche senza maestra di ruolo, ma hanno trovato una supplente. Per quanto? Non è dato saperlo. Di certo non sarà definitiva.

Intanto i bambini non mangiano a scuola, escono tra le 12.30 e le 13.00 quando le insegnanti ci sono, il servizio mensa comunale è attivo, ma mancano gli Ata. Davvero?!

È mai possibile un disagio del genere, con pochissimo preavviso, per genitori e famiglie che non sanno come organizzarsi e devono continuamente improvvisare salti mortali e trovare tappa buchi per gestire ed educare dei bambini che dovrebbero solo imparare, socializzare, sviluppare i loro sogni e le loro conoscenze? Com'è possibile che nessuno al Governo si interessi davvero del futuro dei nostri figli, che sono poi i figli di tutti?

Eppure, eccoci qui. Oggi, 29 settembre, ci hanno avvisato che la mensa e il servizio pomeridiano non inizieranno nemmeno il 3 ottobre ma il 5. Bene, speriamo. 'Bene' è un eufemismo, ovviamente.

Il tutto senza considerare la qualità dell’offerta formativa. Siamo una Scuola Statale di Genova, le insegnanti mi sembrano bravissime, ma una è supplente, non esiste un insegnante madrelingua per l’inglese e l’Istituto si è rifiutato di ospitare un corso pomeridiano extrascolastico gestito da privati per la seconda lingua. Non sia mai che si possa offrire qualcosa in più a questi bambini desiderosi solo di essere stimolati e di imparare a conoscere il mondo in tutta la sua complessità. Che poi non lo considererei nemmeno un 'di più' per la società in cui viviamo e vivranno i nostri figli.

E noi genitori cosa dobbiamo fare? Licenziarci per insegnare ai nostri figli? Chiedere ai nonni di fare le nostre veci? O, se i nonni non ci sono, sentirci in colpa perché mettiamo loro in mano un tablet e ci rinchiudiamo in una stanza per cercare di lavorare?

Questa è la nostra attuale situazione, simile a quella di moltissimi genitori lavoratori che non mandano i figli alla scuola privata, che credono nella scuola pubblica e che vivono in una famiglia di lavoratori onesti.

Il nuovo Governo saprà dare una mano concreta alle famiglie come la nsotra o resteremo ancora una volta nell’ombra, salvo poi parlare genericamente di aiuti e incentivi decisamente insufficienti? Sarebbe facile, basterebbe che la politica si preoccupasse davvero di far funzionare la Scuola".

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