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Foto d'archivio

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Sciopero della fame per lo 'ius soli', la replica di alcuni docenti

La risposta di numerosi insegnanti dell'Istituto comprensivo San Martino-Borgoratti di fronte allo sciopero della fame per lo 'ius soli', messo in atto da alcuni colleghi

Lo scorso 5 ottobre abbiamo pubblicato un articolo in merito all'adesione di alcuni insegnanti allo sciopero della fame per favorire l'approvazione della legge sullo ius soli. L'appello a iniziare una simile protesta per non fare cadere nel vuoto la riforma è stato lanciato da alcuni parlamentari (Luigi Manconi, Elena Ferrara, Paolo Corsini) e raccolto da alcuni colleghi, insieme a 800 insegnanti. Mentre su twitter partiva la campagna #insegnantiperlacittadinanza, alcuni professori, tramite il Movimento di Cooperazione Educativa, hanno lanciato una petizione, sottoscrivile online.

Anche a Genova alcuni insegnanti, come indicato nel nostro precedente articolo, hanno aderito alla protesta, ma altri non hanno gradito il modo in cui l'iniziativa è stata gestita all'interno della scuola. Per questo ci hanno contattati e ci hanno affidato una lettera, che pubblichiamo nella sua interezza.

La lettera giunta in redazione

Anche questa volta la maggioranza silenziosa non fa notizia.

Ottobre 2017, il mondo della Scuola viene chiamato all'appello per un 'virtuale e simbolico' sciopero della fame, per appuntarsi segni distintivi ed, infine, esprimersi, approvando una mozione giunta con un tempismo perlomeno sospetto. Come disse qualcuno "a pensar male...".

Ma tralasciando analisi e ipotesi, nel variegato mondo della Scuola ci si chiede, per esempio, se sia lecito portare all'ordine del giorno di un Collegio Docenti (Organo esclusivamente deputato a discutere sull'organizzazione e la gestione dell'Istituto scolastico di riferimento) la discussione di tale mozione per poi porla in votazione, in modo addirittura palese, per la eventuale approvazione, come a breve avverrà all'Ic San Martino-Borgoratti.

Molti insegnanti credono che questo rappresenti una forzatura, al limite dell'abuso, lesiva della libertà individuale e del diritto alla tutela delle opinioni personali; alcuni manifestano anche una più o meno velata preoccupazione rispetto all'esprimersi sul posto di lavoro su un tema così discusso e delicato.

Numerosi insegnanti poi pensano che la Scuola, nella sua missione precipua, debba continuare a essere luogo istituzionale, neutrale, apolitico e apartitico dove accoglienza, inclusione e integrazione si realizzano attraverso buone pratiche senza necessità di proclami, mozioni, scioperi della fame e, men che meno, utilizzo del Tricolore, Simbolo di cui ci si serve a seconda di opportunità e opportunismi.

Sempre questi numerosi insegnanti, giorno dopo giorno, agiscono con vera onestà intellettuale, accogliendo tutti i loro alunni e le loro rispettive famiglie; lo fanno silenziosamente, in maniera attenta e discreta, rispettosa della dignità delle persone, consapevoli delle tante difficoltà che presenta la società odierna.

Ora, qualcuno si è ricordato della Scuola per cercare, presso il corpo docente, suffragi atti a legittimare un percorso che si rivela ostico e intriso di numerosi risvolti sulla cui natura occorre un serio approfondimento e una profonda riflessione.

Ebbene numerosi insegnanti non concordano, a essere obbligati, su un bisogno di chicchessia, a prendere una posione, per di più palese, su tale mozione e, pertanto, ognuno esprimerà tale dissenso nella maniera che ritiene più consona.

                  Numerosi insegnanti dell'Istituto comprensivo San Martino-Borgoratti

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