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Scolmatore del Fereggiano, il giorno del sì: tutti in corso Italia per protestare contro il ricorso

Centinaia di persone, tra cittadini e istituzioni, si sono date appuntamento davanti al cantiere contro cui si sono schierati 8 residenti del quartiere: «Opera fondamentale, prevalga il buon senso»

Un fronte compatto in cui si sono mescolati cittadini e rappresentati delle istituzioni, per una volta tutti uniti e concordi, che sfidando il freddo sono scesi in piazza per ribadire il sì a un’opera considerata fondamentale per la città: lo Scolmatore del Fereggiano. Lo scenario, alle 17 di un gelido pomeriggio di gennaio, è composto da alcune centinaia di persone arrivate da ogni parte della Superba, che si sono dati appuntamento in corso Italia, all’altezza dei Bagni Squash, proprio davanti all'innegabilmente ingombrante piattaforma che fa da copertura al cantiere, la stessa contro cui 8 residenti della zona hanno presentato ricorso al Tar definendolo “un ecomostro” e protestando contro il suo impatto ambientale ed estetico.

Un'iniziativa che potrebbe rallentare i lavori per la messa in sicurezza del torrente, così come accaduto in passato per quelli della copertura del Bisagno, ripartiti dopo anni di rimpalli tra Tar e consiglio di Stato, e che ha suscitato la rabbia di tutti i residenti delle zone più a rischio alluvione, soprattutto di chi per colpa della violenza di acqua e fango ha perso non solo case, auto o negozi, ma anche amici, parenti, figli. Come Rosanna Costa, mamma di Serena, la studentessa 19enne travolta e uccisa dal fiume in piena in via Fereggiano il 4 novembre 2011: c’era anche lei tra folla che si è presentata alla manifestazione organizzata dal consigliere comunale Alberto Pandolfo (Pd), che ha sottolineato «l’importanza di questa opera, priorità per la città e fondamentale per tutti i cittadini», cui hanno aderito anche altri rappresentanti delle istituzioni cittadine come il segretario ligure dei Democratici, Alessandro Terrile, l’assessore comunale al Lavori pubblici, Gianni Crivello, e i presidenti del Municipio Medio Levante e Bassa Valbisagno, Alessandro Morgante e Massimo Ferrante.

Ed è stato proprio Ferrante a parlare «a nome di tutta la mia delegazione: questa opera non riguarda solo il Fereggiano, ma gestirà anche le acque dei rii Noce e Rovare, e a opera finita metterà in sicurezza tutta l’area della Bassa Valbisagno, dove abitano 80mila persone, un settimo della popolazione cittadina. Questi lavori sono fondamentali, perché potrebbero finalmente mitigare i danni in un’area che negli anni ha avuto 7 vittime e danni incredibili. Immaginare che per valutazioni estetiche o per un semplice fastidio, che d’altra parte posso anche comprendere, si possa mettere in discussione un’opera che serve invece a salvaguardare la vita e l’economia di una parte importante della città... mi sembra che le due cose siano imparagonabili. Confidiamo che il disagio estetico per tre anni si possa anche sopportare». 

E sulla provvisorietà della contestata copertura ha messo l’accento anche l'assessore Crivello, sottolineando che «il Comune ha dato mandato alla propria avvocatura affinché sia tutelato un intervento fondamentale. Il ricorso è sul manufatto, che ha però una funzione fondamentale, e cioè quella di mitigare una criticità acustica e l’inquinamento ambientale: siamo a due passi di attività che stanno nel Demanio. Chi propone una tensostruttura ritenendo sia meglio di quanto realizzato non comprende che non soltanto andrebbe al di sopra di queste dimensioni, ma non consentirebbe di lavorare come stiamo facendo adesso, e cioè su 3 turni di 8 ore tra i 6 e i 7 giorni a settimana. Sono rimasto colpito dal ricorso: in democrazia tutto è possibile, ma è inaspettato e ci ha lasciato tutti molto colpiti. Penso che a oggi il cronoprogramma sta funzionando, e non vorrei che i tempi non fossero rispettati proprio per cause esterne. Questo è un manufatto provvisorio, che ad agosto 2018 verrà smontato. Spero che il buon senso prevalga».

Insomma, «spero vivamente che le persone che hanno presentato il ricorso l’abbiano fatto senza realmente capire che cosa stavano facendo», come ha concluso Ferrante davanti alla folla radunata sulla passeggiata, che è scoppiata in un applauso: «Ma che cosa c’è da capire? - è la domanda che ha accompagnato a casa i manifestanti - bisogna solo fare...».

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